🏰 Castelli e palazzi

Castello d'Evoli

📍 Castropignano, Molise · 42/100

Una leggenda di Castropignano assegna al castello 365 camere, una per ogni giorno dell'anno. Il conto non torna, ma racconta bene che cosa doveva sembrare la residenza dei d'Evoli a chi la guardava dal basso: due corpi di fabbrica sulla spianata a strapiombo sulla valle del Biferno, all'estremità nord del paese.

Cosa vedere

Giovanni d'Evoli, barone di Frosolone e nobile normanno, fece costruire il maniero nel 1362, sotto gli Angiò, sopra i resti di una rocca sannita cresciuta a sua volta su fortificazioni più antiche. Il compito era militare: sorvegliare il tratturo Lucera-Castel di Sangro, la pista lungo cui le greggi scendevano verso la Puglia. Della famiglia sono la torretta a sud, l'ammodernamento delle sale di rappresentanza e il piano sotterraneo riservato alla servitù. Verso il paese si apriva un fossato, poi colmato, e due grossi torrioni univano il castello all'abitato.

Tra Quattrocento e Cinquecento la fortezza divenne dimora signorile, piena di arazzi e tele; l'ultimo ampliamento risale al 1683. Chi la abitava contava parecchio nel Regno di Napoli: Andrea d'Evoli, consigliere di Alfonso I d'Aragona, firmò nel 1447 il De mena pecundum, un trattato di regole per la circolazione delle greggi sui tratturi. Poi arrivarono la vendita ottocentesca dopo l'eversione della feudalità, lo spoglio degli arredi per pagare i debiti con lo Stato, l'abbandono e i bombardamenti della seconda guerra mondiale, che fecero franare a valle una parte dell'edificio.

La visita

Si arriva a piedi da via Salita San Marco, poi via Marconi e via Castello: percorso breve, ma tutto in salita. Il complesso è di proprietà della Soprintendenza per i beni culturali del Molise ed è tornato accessibile grazie ai lavori di recupero condotti negli ultimi anni del Novecento. Alcune perdite però restano definitive: la scalinata monumentale settecentesca di Silvestri da Sepino e le arcate del loggiato interno non ci sono più.

Il consiglio della redazione

Prima o dopo il castello vale la pena affacciarsi al Cantone della Fata, il burrone roccioso legato alla leggenda dello jus primae noctis: una giovane sposa di estrazione popolare, chiamata Fata, avrebbe preferito gettarsi di sotto piuttosto che passare la notte di nozze con il duca. Lì intorno, e anche vicino al castello, affiorano mura ciclopiche databili tra il V e il III secolo a.C.: il colle era presidiato molto prima che arrivassero i normanni.

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