Prali sta nell'alta valle Germanasca ed è fatto di borgate minute: Ghigo, Villa e Malzat stanno in una conca pianeggiante, le altre sparse fin dentro i valloni laterali. Fino al 1937 il comune si chiamava Praly, poi il regime fascista ne italianizzò il nome. I valdesi vi sono documentati fin dall'inizio: nel 1533 tennero qui un sinodo per confermare l'adesione alla Riforma, e nel 1556 costruirono a Ghigo un tempio per tutti i valdesi dell'alta valle. Quando gli abitanti si arresero ai francesi, quel tempio fu trasformato in chiesa cattolica; oggi ospita un museo sulla storia della valle.
Nel 1870 Prali inglobò il comune di Rodoretto, in un vallone laterale, e negli anni seguenti cedette invece due frazioni a Salza e a Perrero. L'economia è stata a lungo quella del talco e del marmo bianco: un tratto delle miniere di talco, ormai dismesse, si visita. Sopra Ghigo, nel secondo dopoguerra, il pastore valdese Tullio Vinay e l'architetto Leonardo Ricci realizzarono il villaggio di Agape, costruito con il lavoro volontario di centinaia di giovani e il contributo delle chiese evangeliche europee. Lo stemma mette un bue al pascolo fra tre larici.
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