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Museo diffuso della Resistenza, della deportazione, della guerra, dei diritti e della libertà

📍 Torino, Piemonte · 54/100

La stanza più importante di questo museo non è stata costruita per essere un museo: è un rifugio antiaereo, e sta sotto l'edificio. Torino fu bombardata a lungo per via delle sue fabbriche, e quel sotterraneo fa parte del percorso di visita. Ci si scende, e tutto il resto della mostra si capisce meglio.

Cosa vedere

Il museo si chiama diffuso perché non sta tutto qui dentro. In via del Carmine c'è il centro di interpretazione, con un allestimento multimediale che racconta la storia della città dalle leggi razziali del 1938 fino all'entrata in vigore della Costituzione repubblicana, passando per la guerra, l'occupazione e la Resistenza. Il resto del museo è una rete di luoghi sparsi per Torino: lapidi, rifugi, cortili, targhe, che da soli non dicono niente e che il centro insegna a leggere.

L'edificio è palazzo San Daniele, uno dei quartieri militari settecenteschi, oggi parte del Polo del Novecento. Nello stesso stabile hanno sede l'istituto piemontese per la storia della Resistenza, l'archivio nazionale cinematografico della Resistenza e il centro internazionale di studi dedicato a Primo Levi, che era torinese. Il museo ha aperto nel 2003.

La visita

L'ingresso è in via del Carmine, nel quadrilatero romano. È un museo civico con orari propri e giorni di chiusura, e alcune parti del percorso, il rifugio compreso, si visitano a orari stabiliti o su prenotazione: conviene informarsi prima. Un'ora e mezza.

Il consiglio della redazione

Scendete nel rifugio e andate fino in fondo, dove i pannelli finiscono. In quelle stanze non c'è quasi niente da vedere: muri, panche, un impianto per l'aria. È la parte che nessuno ha allestito, ed è quella che resta addosso. Provate a contare quante persone ci starebbero sedute, e poi a immaginare quante ore ci passavano, al buio, aspettando che finisse.

Cosa fare qui: tour, biglietti ed esperienze

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