⛪ Chiese e santuari

chiesa di Sant'Antonio di Padova

📍 Lipari, Sicilia · 111/100

Sollecitata nel 1584 dal vescovo Paolo Bellardito, la costruzione del primo convento dei Cappuccini a Lipari fu completata nel 1599. Oggi nota come chiesa di Sant'Antonio di Padova o di Sant'Antonino, questa struttura sorge in piazza Mazzini, nel quartiere Sottomonastero, affacciandosi sulla baia di Marina Lunga. Nel maggio del 1600 l'edificio fu consegnato ai Frati minori osservanti della Calabria per decisione del vescovo Alfonso Vidal e di papa Clemente VII. I Cappuccini, costretti a lasciare il sito dopo aver tentato la sussistenza vendendo uva passa e capperi, edificarono poi un secondo convento fuori dalle mura. Ampliata fino alla metà del XVIII secolo e riaperta al pubblico nel 2017, la struttura comprende l'edificio sacro e l'ex convento, oggi sede del Municipio cittadino, che nel tempo ospitò lo scienziato Lazzaro Spallanzani nel 1788 e lo scrittore Alexandre Dumas nel 1835.

Cosa vedere

L'esterno si distingue per la torre campanaria sulla destra articolata su tre ordini: il primo presenta una coppia di monofore cieche, il secondo due monofore aperte e il terzo una monofora singola affiancata da orlature rinascimentali. L'ex convento sorge su uno sperone roccioso e conserva un piano nobile con grandi monofore incorniciate in conci di pietra lavica e una coronatura a merli, oltre a un chiostro interno con targhe commemorative.

L'interno si sviluppa a navata unica con volta a botte, pennacchi e tre finestre a occidente. Gli altari sono realizzati in marmi policromi della prima metà del XVIII secolo. Sulla parete destra si trovano la cappella di San Pasquale Baylon, arricchita dalla pala dipinta nel 1741 da Giovanni Tuccari raffigurante l'Adorazione del santo con sant'Orsola, la cappella dell'Immacolata Concezione con le scale di accesso alla cripta e la cappella dell'Assunta. Sulla parete sinistra spicca la cappella di Santa Teresa, decorata nel 1734 da Bernardo Beamonte con marmi, stucchi e dipinti, dove figura un'altra tela di Giovanni Tuccari del 1741 raffigurante Cristo e santa Teresa d'Avila recante l'iscrizione "AUT PATI, AUT MORI". Il presbiterio ospita l'altare maggiore sormontato da una macchina lignea a colonne corinzie decorate da arabeschi elicoidali e un timpano spezzato con putti che inquadra la pala con la Vergine, san Francesco e san Domenico.

La visita

Riaperta il 13 giugno 2017, la chiesa permette di osservare gli arredi marmorei settecenteschi, i dipinti di scuola messinese, il grande Crocifisso ligneo seicentesco nel Sottocoro e l'accesso alla cripta. I corpi di fabbrica adiacenti dell'antico convento ospitano gli uffici del Municipio di Lipari.

Il consiglio della redazione

Osservate con attenzione le due pale d'altare realizzate da Giovanni Tuccari nel 1741: nella cappella di Santa Teresa d'Avila è chiaramente leggibile il cartiglio dipinto recante il celebre motto carmelitano "AUT PATI, AUT MORI".

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