Lo fece costruire una donna, e nel Quattrocento non era cosa comune: Caterina Piccolomini, sorella di papa Pio II, da cui il palazzo prende il soprannome. I lavori cominciarono nel 1460 in via di Città, quasi di fronte al palazzo che oggi ospita l'accademia musicale, e finirono intorno al 1495 per mano di altri due scultori e architetti senesi.
Cosa vedere
Il disegno è attribuito all'architetto preferito dal papa, lo stesso che gli stava ridisegnando il paese natale in provincia di Siena. Il fronte è in pietra bugnata nella parte bassa, con le finestre a due luci sopra: un modello fiorentino, portato di peso in una strada di mattoni e archi gotici, dove ancora oggi si stacca dagli edifici vicini.
Dentro c'è un cortile con i capitelli scolpiti all'inizio del Cinquecento, quasi certamente da Lorenzo di Mariano. Il palazzo è stato a lungo sede di banca, poi è diventato uno spazio espositivo dedicato soprattutto all'arte contemporanea: le sale rinascimentali ospitano mostre di artisti viventi, che è un accostamento più interessante di quanto sembri.
La visita
Il palazzo è in via di Città, due minuti dal Campo e dal duomo; l'apertura dipende dalle mostre in corso e dagli eventi, quindi non è sempre accessibile: conviene verificare il programma prima di salire. Un'ora.
Il consiglio della redazione
Mettetevi dall'altra parte della strada e guardate le facciate una accanto all'altra: quella dei Piccolomini è pietra squadrata, le altre sono mattoni e archi acuti. È un innesto fiorentino nel cuore di Siena, e i senesi non l'hanno più ripetuto. Basta uno sguardo per capire quanto le due città fossero diverse anche nel modo di costruire.
