Se Firenze ha gli Uffizi, Siena ha questa: un palazzo gotico su via San Pietro dove i fondi oro dei senesi stanno in fila per quattro secoli, dal paliotto del 1215 che è la prima opera datata della scuola fino a Beccafumi. La raccolta la cominciò nel Settecento un abate, Giuseppe Ciaccheri, salvando le tavole d'altare dai conventi soppressi che le avrebbero vendute o bruciate, e lo Stato l'aprì nel 1932 nei palazzi Buonsignori e Brigidi, con un ordinamento cronologico che comincia dall'alto e scende: dal Duecento al piano più alto fino al Cinquecento in basso, come si scende in una miniera d'oro.
Cosa vedere
Al secondo piano, i primitivi: Guido da Siena, il Maestro di Tressa, e poi Duccio con la Madonna dei Francescani, una tavoletta con tre frati inginocchiati ai piedi della Vergine su un tappeto orientale, che da sola spiega cosa fu Siena intorno al Trecento. Simone Martini con la pala del Beato Agostino Novello, del 1330 circa, con il santo che vola a salvare un bambino caduto dal balcone e un cavaliere sotto il cavallo; Pietro Lorenzetti con la Pala del Carmine, e Ambrogio con l'Annunciazione del 1344, la sua ultima opera prima della peste, dove il pavimento in prospettiva anticipa il Quattrocento di cinquant'anni. E i due paesaggi minuscoli, una città sul mare e un castello su un lago, senza figure, che per un secolo si sono creduti di Ambrogio e oggi si danno al Sassetta: comunque i primi paesaggi puri della pittura europea.
Al primo piano il Quattrocento e il Cinquecento senesi, che a Siena non finirono mai di essere gotici: Giovanni di Paolo, il Sassetta, Francesco di Giorgio, Matteo di Giovanni, Neroccio; poi il Sodoma con il Cristo alla colonna e la Deposizione, e Beccafumi, il senese che aveva visto Michelangelo, con la Natività della Vergine e il San Michele che caccia gli angeli ribelli, tutto luce e ombre colorate. In cima, nella collezione Spannocchi, un San Girolamo di Dürer e i veneti.
La visita
La pinacoteca è in via San Pietro, cinque minuti dal Campo salendo verso Sant'Agostino; museo statale autonomo con biglietto proprio, chiuso il lunedì e per metà giornata in alcuni giorni, da controllare. Due ore, in un museo dove non c'è mai fila: i senesi lo considerano il loro segreto e i turisti lo lasciano per il Duomo.
Il consiglio della redazione
Cominciate dall'alto, come vuole il percorso, ma fermatevi a lungo davanti al Beato Agostino Novello di Simone Martini: leggete i quattro miracoli ai lati come un fumetto, con le case di Siena, le balconate, il bambino che cade e il santo che arriva in volo con il cappuccio. È la pittura che racconta senza alzare la voce, e la ragione per cui questa scuola è diversa da quella di Firenze.
