Dalla strada non si vede: nel vicolo delle Scotte, a tre minuti da piazza del Campo, c'è solo una porta come tutte le altre. Era la regola per le sinagoghe costruite dentro i ghetti, che non potevano avere niente all'esterno che le rendesse riconoscibili. Dietro quella porta, però, c'è una sala neoclassica del 1786, progettata da un architetto fiorentino, con gli stucchi, i marmi e i candelabri: fuori l'anonimato imposto, dentro tutto quello che la comunità poteva permettersi.
Cosa vedere
L'aula è rettangolare e ha la disposizione classica delle sinagoghe italiane: l'armadio delle Scritture su un lato, la tribuna della lettura sul lato opposto, e i banchi di legno lungo le pareti, in modo che i fedeli si guardino l'un l'altro. Sopra corre il matroneo. La decorazione è di passaggio fra il rococò e il neoclassico, ed è una delle poche architetture di quel gusto in questa zona della Toscana.
Il ghetto di Siena era stato istituito nel Cinquecento e restò chiuso fino all'Ottocento; le lapidi nella sinagoga ricordano due momenti duri della sua storia: il 1799, quando durante i tumulti antifrancesi una folla assalì il ghetto e alcuni ebrei senesi furono uccisi in città, e la deportazione degli ebrei di Siena durante l'occupazione tedesca. Sono due righe di pietra, senza enfasi, e stanno nella stanza in cui si prega.
La visita
La sinagoga è in vicolo delle Scotte, dietro piazza del Campo; si visita con biglietto e visita guidata, con orari limitati e chiusura il sabato e nelle festività ebraiche. Tre quarti d'ora. È gestita dalla comunità ebraica ed è ancora in uso.
Il consiglio della redazione
Prima di entrare, fate qualche passo indietro nel vicolo e guardate la facciata: non c'è una stella, non c'è un'iscrizione, non c'è niente. È la cosa più eloquente della visita, e la si perde se si entra subito. Poi, dentro, chiedete alla guida dove si trovavano i cancelli del ghetto: erano a pochi metri, e le strade intorno sono ancora quelle di allora.
