Attorno a Trecenta ci sono i gorghi: laghetti tondi nati nelle depressioni del terreno, che sono la traccia lasciata dalle alluvioni antiche. Sono otto e hanno tutti un nome — Bianco, Bottazza, Gàspera, Magon, Zùcolo, Màgherino, Malopera e il gorgo della Sposa, che è il più grande dei territori di Rovigo e di Ferrara ed è diviso in due bacini. Ce n'era un nono, il gorgo dell'Osteria, vicino a palazzo Pepoli: l'hanno interrato nel 1930. L'acqua che li ha scavati non ha mai smesso di tornare, e ogni volta si è portata via qualcuno: dopo l'alluvione dell'Adige del 1882 cominciò l'emigrazione verso il Sudamerica, e dopo l'alluvione del Po del 1951 gli abitanti scesero via via sotto i tremila.
Nel 1878 l'amministrazione comunale chiamò qui un medico recanatese, Nicola Badaloni, che si diede da fare per i braccianti soprattutto dopo l'alluvione del 1882; con Gino Piva fu il padre del socialismo rodigino. Il primo sciopero, quello del 1894, restò memorabile nel Polesine e finì in un canto popolare: «Evviva Gino Piva / che col suo bel parlare / tutta la provincia / ha fatto ribellare». Nel 1948, durante un altro sciopero, il bracciante Evelino Tosarello fu ucciso dai carabinieri e altri due manifestanti feriti gravemente. Villa Trebbi, che oggi è il municipio, era il luogo dove si riuniva la carboneria locale dopo il congresso di Vienna. E in paese c'è un monumento a Luigi Masetti, pioniere del cicloturismo, che alla fine dell'Ottocento con una delle prime biciclette moderne arrivò fino agli Stati Uniti, dove fu ricevuto dal presidente, e a nord fino al circolo polare artico.
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Fuori da Trecenta, ma a portata di gita.
