Lo stemma di questo comune è un mistero irrisolto. Porta tre fiammelle, e ricordano i cosiddetti «fuochi incendiari»: nel 1754 il villaggio fu teatro di un fenomeno naturale mai spiegato che nell'arco dei mesi primaverili provocò più di ottanta incendi di abitazioni, casoni e siepi. Non era la prima volta: la cosa si manifestava fin dai primi anni del Settecento nei villaggi vicini di Ramon, Godego, Rossano e Galliera, e aveva attirato l'attenzione degli studiosi e degli eruditi del tempo, fra i quali Scipione Maffei, che tentò di trovarne una spiegazione razionale. Il comune ha messo quelle fiamme nello scudo con regio decreto del 23 giugno 1927, e ci sono ancora.
Anche il nome è incerto. Loria sembra derivare dal nome personale latino Aurelia, e la elle iniziale potrebbe essere la traccia di un articolo, l'Oria; il legame con la via Aurelia, che ha certamente dato il nome a Loreggia, non è scontato, perché quella strada non attraversa il paese: più verosimilmente è un prediale, cioè il nome della proprietaria del fondo. Non è chiaro nemmeno se l'Aurilia citata nel 972 in un diploma di Ottone I sia Loria o Loreggia; se fosse Loria, quella sarebbe la più antica attestazione del nome. Poi arrivano le forme Lorgna nel 1175, Lorlea nel 1221, Lorlia nel 1223 e Lorgla nel 1269, che suggeriscono un'antica pronuncia palatale. Quanto alla storia, Loria e tutte le sue frazioni compaiono nel computo delle molte proprietà degli Ezzelini, stilato dopo la sconfitta della casata nel 1260. La chiesa di San Bartolomeo, costruita fra il Seicento e il 1777, conserva una tela di Volpato da Bassano, due angeli marmorei del Marchiori, una Deposizione attribuita a Giovan Battista Lazzarini e un soffitto affrescato da Noè Bordignon nel 1884.