Il nome viene molto probabilmente dal latino Turres in Partibus, «torri dislocate in varie parti», e il comune è ancora esattamente quello: un comune sparso di più di venti frazioni, ognuna sul proprio colle fra i ruscelli, con la sede municipale a Villagrande. Da queste parti i castelli medievali sorvegliavano una strada strategica verso la Campania, e di uno di essi, il Castellaccio, restano i ruderi presso Castiglione. Insieme ai centri vicini, Tornimparte partecipò alla fondazione dell'Aquila nel Duecento, e la traccia è una chiesa in città, San Vito alla Rivera.
La chiesa di San Panfilo, a Villagrande, ha una pianta a quattro navate, cosa rara, e mescola elementi romanici e barocchi; i suoi affreschi li dipinse Saturnino Gatti fra il 1490 e il 1494. La chiesa di Santo Stefano era già nominata in una bolla papale del 1178; un terremoto nel 1985 ne fece crollare il tetto e il campanile, e alla fine del 2011 è stata riaperta restaurata. Nel terremoto del 2009 questo comune ebbe danni relativamente contenuti pur essendo a pochi chilometri dall'epicentro, e il motivo è il terreno: la parte abitata sta sulla roccia tufacea. Fino agli anni settanta questi boschi di faggio si trasformavano ancora in carbone nelle carbonaie, e il vecchio rito de Ju calenne prevedeva di tagliare il tronco di un albero per rizzarlo il primo maggio nelle piazze delle frazioni, come buon auspicio per il raccolto.
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