Sulla campana della chiesa madre di Accettura stanno una data e un nome: 1611, Gaspare di Missanello, il fonditore che la colò. La chiesa è molto più antica della sua campana, perché è attestata già prima del XVI secolo, ma di quell'edificio resta poco a vista: le ristrutturazioni si sono succedute una dopo l'altra fino a riscriverne quasi del tutto l'aspetto. Quello che è sopravvissuto è finito dentro, e ogni pezzo si porta addosso la propria data.
Cosa vedere
Il più antico è il crocifisso ligneo del XV secolo. Accanto, un gruppo di statue anch'esse in legno mette in fila devozioni molto distanti fra loro: Sant'Antonio abate è del XVI secolo, mentre San Giuliano, Santa Filomena e San Pasquale arrivano tutti insieme dalla metà del XVIII. Della stessa stagione è la tela con Maria Maddalena, le tre Marie e san Giovanni ai piedi della croce, un soggetto che non guarda al Cristo ma a chi gli è rimasto sotto.
La visita
Che cosa sia stato rifatto, e quando, non lo dice nessun elenco: la chiesa va letta come una stratificazione, e l'unico calendario affidabile è quello che le opere si portano addosso, dal Quattrocento del crocifisso alla metà del Settecento delle ultime statue. Fra queste c'è il San Giuliano ligneo, cioè il patrono di Accettura, quello a cui è dedicata la festa del Maggio che comincia ogni anno la domenica di Pentecoste. Se volete trovare la porta aperta, puntate su un orario di funzione: è il momento in cui una chiesa madre di paese è sicuramente in uso.
Il consiglio della redazione
Guardate insieme le tre statue di metà Settecento — San Giuliano, Santa Filomena, San Pasquale — e poi la tela dello stesso giro d'anni: fanno blocco, e sono il segno che in quel mezzo secolo la chiesa venne riarredata quasi da capo. Poi tornate ai tre pezzi più vecchi, il crocifisso del Quattrocento, il Sant'Antonio abate del Cinquecento e la campana del 1611: sono quelli che quella stagione ha lasciato al loro posto.
