Il castello di Laurenzana sta in cima alla rupe e guarda la valle del Camastra: era esattamente quello il suo mestiere, fare da punto di guardia. La sagoma che si vede oggi la costruirono nel 1150 i feudatari del normanno Guglielmo, sopra una fortezza longobarda; ma il masso era già stato fortificato prima, dai bizantini, ed era stato anche un avamposto arabo. Una parte fu poi ceduta perché i monaci basiliani vi ricavassero un eremo. Dalla metà del Duecento il castello passò agli svevi, poi agli angioini, poi agli aragonesi, e dopo il 1454 divenne proprietà feudale di una serie di famiglie.
Cosa vedere
Oggi è un rudere, ma un rudere che si legge. Dal 1483 il signore di Laurenzana Raimondo Orsini del Balzo lo rifece trasformandolo in residenza baronale: ampliò il sito e fece costruire la rampa che sale al portale principale, e quella rampa è ancora la via d'accesso. I lavori proseguirono nel 1606 con i Gaetani d'Aragona, e il castello restò poi ai duchi di Belgioioso fino al primo Ottocento.
Le torri invece non ci sono più. Dopo il terremoto del 16 dicembre 1857 furono abbattute insieme agli altri edifici pericolanti, e fra le macerie fu recuperato un orologio che quasi certamente stava lassù. Anche la cinta angioina, che chiudeva il paese con torri rotonde scarpate, è sparita come recinto: dal Seicento quelle torri furono inglobate nel tessuto urbano e riusate per abitazioni.
La visita
Si sale a piedi dal centro, seguendo il crinale su cui si allineano i palazzi della borghesia; Laurenzana sta a 850 metri e la rupe è il punto più alto dell'abitato. L'itinerario giusto è quello che il paese ha sempre avuto fra i suoi due poli: la Chiesa madre dell'Assunzione in basso, il castello in cima. Guardate per prima cosa la rampa d'accesso, poi affacciatevi verso la valle: è la ragione per cui il castello è dove è.
Il consiglio della redazione
Cercate lo stemma dei tre monti sormontati da una stella a sei raggi. Lo introdussero i Loffredo, feudatari dopo gli Orsini del Balzo, e sostituì l'insegna precedente del comune, che raffigurava san Lorenzo con la graticola. È il modo più rapido per capire come funzionavano le cose quassù: il santo che dà il nome al paese fu scalzato dall'araldica di una famiglia.
