Dentro la parrocchiale di Laurenzana, in un'urna, è esposto alla venerazione il corpo del beato Egidio: ci è arrivato con l'Unità d'Italia, quando fu chiuso il convento in cui era vissuto. La chiesa è molto più vecchia del suo ospite. La prima costruzione, intitolata a Santa Maria de Plateis, fu tirata su tra il 1214 e il 1222; nel 1583 dovette essere ampliata perché i fedeli non ci stavano più; e la consacrazione arrivò solo nel 1723, nel mezzo del secolo che le diede la forma attuale.
Cosa vedere
La facciata è asimmetrica e appoggiata all'edificio vicino: una cornice marcapiano la divide in due registri, con il portale dal timpano spezzato e una finestrella sotto, tre finestrelle sopra, di cui una murata. Il portale è quello del 1780, realizzato insieme all'ampia cappella del Santissimo Sacramento; il campanile a base quadrata, con una monofora a tutto sesto per lato e la cupola su tamburo, era stato eretto nel 1707.
Dentro corrono tre navate divise da pilastri con lesene tuscaniche e archi a tutto sesto, sopra i quali una trabeazione modanata regge un registro attico di finestre. Il soffitto piano è dipinto dal pugliese Umberto Colonna. Fra le opere: la Santissima Trinità con santi attribuita al Pietrafesa, gli Evangelisti e i Dottori della Chiesa affrescati da Pietro da Brienza, e una tela con la Madonna, il Bambino, un angelo e i santi Gaetano e Filippo Neri.
La visita
La Chiesa madre è uno dei due poli attorno a cui è cresciuta Laurenzana — l'altro è il castello sulla rupe — e sta nella parte bassa del percorso, così che ci si passa davanti scendendo. Entrando, guardate per prima cosa il presbiterio, rialzato di pochi gradini in fondo alle navate e chiuso dall'abside; poi tornate indietro e alzate gli occhi al soffitto. Fra il 2010 e il 2013 l'edificio è stato consolidato e restaurato; all'inizio di questo secolo erano stati aggiunti l'ambone e l'altare rivolto verso l'assemblea.
Il consiglio della redazione
Guardate il pavimento delle tre navate e la muratura sopra gli archi della navata centrale: sono rifatti. Il terremoto del 16 dicembre 1857 spaccò in parte il pavimento in mattoni, fece crollare per metà il campanile e portò giù del tutto la cappella del Loreto; nel dicembre del 1859 i lavori erano quasi tutti finiti. In tutto il paese solo la chiesa di San Giorgio ne era uscita illesa.
