A 1320 metri di quota, il santuario di Maria Santissima del Monte Saraceno sta su un posto che prima era militare. Le tracce ancora leggibili sul crinale fanno pensare a una postazione longobarda e poi saracena; accanto a quei ruderi i monaci benedettini alzarono la chiesetta che si vede oggi. Da dove venga il nome, Monte Saraceno o Castel Saraceno, nessuno lo sa con certezza.
Cosa vedere
L'architettura è ridotta all'essenziale: una struttura a botte le cui doghe sono le muraglie stesse, spesse, piantate a strapiombo sui dirupi che circondano l'edificio. Dentro c'è la Sacra Effigie, che non è una statua intera ma una ricomposizione: i pezzi dell'antica copia della statua bizantina della Madonna de Plano, rovinata dal terremoto della Basilicata del 1857, furono recuperati tra le macerie e rimessi insieme da un artista napoletano. La Madonna tiene una rosa d'oro nella mano sinistra e con la destra sembra mostrare il Bambino, in piedi tra le sue ginocchia.
L'urna che la protegge, che qui chiamano Caggia, è opera di intagliatori del posto: scolpita a mano nel legno di quercia, con lesene, colonne e capitelli. Sul lato posteriore ha un dipinto che ritrae il santuario e la grotta dell'eremita: a circa 200 metri di distanza, racconta una leggenda locale, viveva un uomo pio, solo, mantenuto dalla carità dei pastori. Un'altra versione aggiunge che, sparito l'eremita, furono i pastori a trovare una statua di legno della Madonna, e che si decise di costruire lì la cappella.
La visita
La statua non è quassù tutto l'anno: sale in processione dalla chiesa parrocchiale la seconda domenica di maggio e resta a vigilare sulla vallata, sulle messi e sulle greggi, fino all'8 e al 9 settembre, quando la si riporta in paese. La tradizione vuole che il pellegrino non entri senza aver prima girato tre volte intorno all'edificio, pregando e cantando nenie.
Il consiglio della redazione
Se volete trovare l'effigie al suo posto salite fra maggio e settembre; negli altri mesi il tempietto resta vuoto e la Madonna è giù, in paese. E prima di entrare fate i tre giri del perimetro come i pellegrini: è il modo più diretto per capire quanto poco spazio ci sia fra i muri e il precipizio.
