🏰 Castelli e palazzi

Castello Carafa-Ruffo

📍 Calvello, Basilicata · 42/100

Nei documenti l'edificio cambia nome tre volte. È un castellum in età normanna, quando nel 1089 compare la prima menzione scritta di Calvello; diventa castrum sotto Federico II, che lo mise nell'elenco dei ventinove castra e domus regie della Basilicata da tenere in efficienza; ed è già chiamato palazzo quando nel Cinquecento i duchi Carafa subentrano ai Sanseverino e vengono ad abitarci. Il primo proprietario di cui conosciamo il nome è un Matheus de Calvello, nel 1147: a quell'epoca la rocca era soltanto un torrione quadrangolare, che oggi è ancora lì, in buona parte conservato, circondato dalle fabbriche che gli si sono addossate dal Duecento in poi.

Cosa vedere

Il castello si articola su tre livelli e si entra da un arco che dà sul cortile. Sulla sinistra, al primo livello, corre il loggiato che collegava i saloni di rappresentanza con le camere da letto; ai tempi dei Carafa al piano nobile si saliva da due soli accessi, e quello occidentale era chiuso da un portone di grandi dimensioni. A destra dell'arco stavano le scuderie e le stalle, con una scala in pietra che scendeva a valle. A nord si allunga una costruzione stretta e bassa, il cui perimetro esterno coincide con un tratto della vecchia cinta muraria.

Il resto della storia si legge in ciò che manca. Il terremoto del 1273 fu il primo a lasciare il segno; quello del 1826 portò via la copertura e gran parte delle murature dell'ultimo piano; il 1857 fece crollare il secondo piano; l'ultima scossa è quella del 1980.

La visita

Il castello sta nella parte alta dell'abitato, il polo laico e feudale attorno a cui il paese si è ordinato fin dal Medioevo, con le case che salgono a gradoni fino alla rocca. A metà Novecento fu venduto a più proprietari e frazionato in abitazioni private, quindi non è un museo con biglietteria e orari: quello che si guarda da fuori sono il torrione, il fronte sul cortile e il tratto di cinta. Lavori recenti di consolidamento e restauro hanno rimesso in sicurezza la struttura.

Il consiglio della redazione

Fermatevi nel cortile e pensate ai moti carbonari del 1820-21: qui si insediò la Corte Marziale che fece giustizia sommaria degli insorti di Calvello, guidati dal medico del paese Carlo Mazziotta. È probabilmente l'episodio più pesante della storia del comune, e non è successo in piazza ma dentro queste mura. Poi scendete verso il fiume, fino al ponte di Sant'Antuono: da lì si vede in un colpo solo l'abitato che si arrampica e culmina col castello.

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