Il municipio di Satriano di Lucania lavora dentro un palazzo del Cinquecento appartenuto a una ricca famiglia del Settecento, e nella sede comunale sono conservati alcuni reperti ceramici che vengono dal sito medievale di Satrianum: l'antica città lucana, ormai distrutta, dalla quale il paese ha ripreso il nome nel 1887 smettendo di chiamarsi Pietrafesa.
Cosa vedere
Nei locali adiacenti al palazzo sono stati allestiti due musei, il Museo Archeologico «Satriano Antica» e il Museo della Civiltà Contadina: l'archeologia del territorio e il lavoro dei campi, quello che nello stemma del comune è rappresentato dalle tre spighe intrecciate sotto le torri. I materiali delle fasi più antiche del comprensorio di Torre di Satriano, però, non stanno qui: sono esposti al Museo Archeologico Nazionale «Dino Adamesteanu» di Potenza. Chi arriva cercando la Satriano antica deve mettere in conto due tappe.
La visita
È la casa comunale, quindi il palazzo si attraversa negli orari degli uffici, mentre i due musei occupano i locali accanto: meglio verificare prima le aperture. Poco distante, nel centro storico, ci sono palazzo Pignatelli, datato 1542 e con un portale di pregio, e l'ex palazzo Abbamonte, ricostruito su quel che restava dell'edificio seicentesco recuperandone in facciata due barbacani di pietra, il portale antico, due lesene e due putti.
Il consiglio della redazione
Guardate le ceramiche e poi andate a vedere da dove vengono: le rovine di Satrianum — roccaforte normanna e sede vescovile, con tracce di frequentazione che risalgono all'età del Bronzo — stanno sull'altura poco distante dal paese. Fate le due visite in quest'ordine e il cambio di nome del 1887 smette di sembrare una pratica burocratica.
