⛪ Chiese e santuari

Basilica del Corpus Domini

📍 Maddaloni, Campania · 55/100

La basilica del Corpus Domini è la chiesa principale di Maddaloni, basilica minore dal 22 giugno 2003. Si trova nella zona dell'Uliveto, sotto il castello medievale, tra piazza Umberto I e piazza Giacinto De Sivo. Nacque dall'iniziativa di una confraternita del Santissimo Sacramento: il 12 settembre 1546 il priore Rinaldo Tennerelli, nobile maddalonese, donò alla basilica di San Giovanni in Laterano un terreno per costruirvi una cappella che ne avesse gli stessi privilegi. Diventata troppo piccola, la chiesa fu rifatta dalle fondamenta a partire dal 1721 e consacrata nel 1765; i lavori si chiusero con il campanile di Orazio da Salerno.

Cosa vedere

La chiesa è a croce latina, con una navata, cappelle laterali e un'alta cupola illuminata da otto finestroni; gli stucchi sono del napoletano Michele Santullo. L'altare maggiore, in marmi pregiati, fu progettato nel 1762 da Luigi Vanvitelli e realizzato dal marmoraro Antonio Di Lucca, autore anche dei due altari del transetto, del 1775. Dietro c'è il coro ligneo del 1761, su due file di stalli. Sopra l'altare domina la grande pala dell'Ultima Cena del pittore maddalonese Pompeo Landolfo, circondata da scene della Passione; suoi sono anche lo Sposalizio della Vergine nel transetto destro, la Madonna dell'Arco in quello sinistro e l'Annunciazione nella cappella dei Corbo.

Sotto l'arco trionfale, a destra, c'è il bassorilievo tombale del fondatore Rinaldo Tennerelli, in abito da priore. Nel transetto sinistro una teca ospita la statua di san Michele Arcangelo, patrono della città, durante le feste di settembre.

La visita

L'ultimo restauro seguì il terremoto del 1980. Orari delle messe e aperture vanno verificati con la parrocchia.

Il consiglio della redazione

Alcune tavole che vedete nelle cappelle sono riproduzioni fotografiche: nel luglio 1992 un furto portò via il Cristo portacroce, la Madonna del Carmine e la Deposizione di Landolfo e una Madonna della Misericordia attribuita a Fabrizio Santafede, e il parroco di allora mise le copie al loro posto.

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