Questo paese si chiamava Castiglione dei Gatti, e il nome glielo cambiarono nel 1863, in ricordo del passato feudale: dopo l'unità d'Italia scelse di intitolarsi ai propri signori. I Pepoli erano arrivati nel 1340, quando Giacomo e Giovanni, figli di Taddeo Pepoli, comprarono dal conte Ubaldino degli Alberti di Mangona il castello di Castiglione dei Gatti, una parte di Baragazza e altre terre; prima erano stati gli Alberti di Prato e Mangone. Del castello medievale, il Castellaccio o Citerna, che stava sulla collina sopra il paese, non resta niente: i bolognesi lo distrussero nel 1317. Il paese sta nell'Appennino bolognese, a ridosso del confine con la Toscana, su una delle strade che collegavano Bologna a Prato, ed è per quella posizione che è sempre contato: la sua storia è metà emiliana e metà toscana.
Due cose, qui, valgono il viaggio, e nessuna delle due è antica. La prima sta sotto la montagna: il comune era servito da una stazione ferroviaria costruita dentro la grande galleria dell'Appennino, sulla direttissima Bologna-Firenze. Si chiamava Precedenze, oggi è disabilitata, e per raggiungerla si passava da un tunnel inclinato di ventisette gradi sull'orizzonte, attrezzato con milleottocentosessantatré gradini, che sbucava in località Cà di Landino. La seconda sta in via Bolognese: il cimitero militare dove riposano cinquecentodue caduti sudafricani della seconda guerra mondiale, e al centro di cultura Paolo Guidotti c'è una sala dedicata proprio al memoriale sudafricano. Per il resto ci sono i boschi di castagni e di abeti, il santuario della Beata Vergine delle Grazie di Boccadirio, e il lago artificiale di Santa Maria, costruito nel 1917 sul torrente Brasimone e inserito nel sistema idroelettrico dei bacini di Suviana e Brasimone, oggi parco regionale. Ai limiti meridionali del territorio, dal 1938, funziona la stazione meteorologica di Cottede.