Gaggio Montano

Provincia: Bologna · Regione: Emilia-Romagna · Abitanti: 5.066 · CAP: 40041

Il simbolo di Gaggio Montano è un faro, e non c'è il mare: sta in cima al Sasso di Rocca, la rupe ofiolitica attorno a cui è cresciuto il paese, e risulta essere l'unico faro di montagna d'Italia. Lo costruirono nel 1952 su progetto dell'ingegnere Giuseppe Rinaldi come monumento ai caduti delle due guerre mondiali, e da lassù la sua luce non guida nessuna barca: illumina le valli del Reno e del Silla. Di caduti da ricordare, del resto, ce n'erano parecchi anche fuori dai fronti: nel settembre del 1944 le truppe tedesche compirono in questo comune gli eccidi di Ronchidoso, Silla e Molinaccio, contro le formazioni partigiane e contro la popolazione civile.

Il nome viene da molto lontano: il primo documento che nomina Gaggio è il diploma con cui nel 753 il re longobardo Astolfo donò al cognato Anselmo, abate di Nonantola, il «Gajum Reginae», il bosco della regina. Intorno al 1580 il paese compare come «Gazzo» nella Galleria delle carte geografiche dei palazzi Vaticani. Anche lo stemma ha una storia doppia: con regio decreto del 1941 ne fu concesso uno che raffigurava il Sasso di Rocca, ma il comune ne usa un altro, con un monte a due vette diseguali, una casa su una cima e un albero sull'altra. Ogni agosto i quattro quartieri — Masonte, Serra, Roncole e Fondo di Gaggio — si sfidano in una gara che si chiama As giughen la videla, «ci giochiamo la vitella». E in questo paese di montagna è nata e cresciuta la Saeco, quella delle macchine per il caffè.

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Cosa c'è intorno

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