A Faedis ci sono due castelli, e il secondo è stato costruito più in basso del primo per una ragione che oggi commuove: per rispetto. Il castello di Cucagna nacque dopo il 1027, quando il patriarca di Aquileia Popone permise al nobile carinziano Odorico di Auspergh di erigere un maniero; Odorico scelse il colle di Cucagna, da cui si dominava la valle del Grivò e la strada fra Cividale e Gemona, e dal colle la famiglia prese il proprio nome. Due secoli dopo, con il permesso del patriarca Bertoldo del 13 novembre 1248, gli stessi Cucagna costruirono un secondo castello, detto di Zucco — da zuc, colle —, e lo misero in un punto più basso, «quasi una forma di sottomissione e rispetto» verso il primo, più antico e più illustre. Nel Quattrocento furono abbandonati tutti e due, perché i nobili preferirono le ville comode della pianura; Zucco fu anche incendiato dai veneziani, e nel Cinquecento entrambi, con i titoli comitali annessi, furono comprati dalla famiglia Fullini di Polcenigo.
Il nome del paese viene dal friulano faêt, cioè bosco di faggi, dal latino fagetum. Nella grotta Çondar des Paganis, al confine con Attimis, sono stati trovati reperti di circa quattromila anni fa, e i romani hanno lasciato monete, una villa colonica e forse un tempietto votivo dove oggi sta la chiesa di Santa Maria Assunta. La storia recente, invece, è quella di una zona di confine in guerra: nell'estate del 1944 Faedis fece parte della Zona Libera del Friuli Orientale insieme ad Attimis, Nimis, Lusevera, Taipana e Torreano, un'esperienza chiusa a fine settembre dalla controffensiva tedesca, che incendiò case, deportò e uccise. Fra il 1945 e il 1959 millesettecento persone lasciarono il comune. Poi venne il terremoto del 1976, che colpì duro; per come si è ricostruito, Faedis ha ricevuto la medaglia d'oro al merito civile.