Quando l'incendio del 64 d.C. divorò per sei giorni e sette notti gran parte del centro di Roma, Nerone ne approfittò per espropriare un'area enorme tra Palatino, Esquilino e Celio e costruirvi la sua nuova reggia: la Domus Aurea, la «Casa d'oro». Tacito racconta che l'imperatore seguiva ogni dettaglio del progetto, affidato agli architetti Celere e Severo, e Svetonio gli attribuisce il commento più celebre della storia dell'edilizia romana: solo ora, disse inaugurandola, avrebbe cominciato ad abitare come un essere umano.
La tenuta comprendeva boschi, vigne e un lago artificiale nella valle dove più tardi sorse il Colosseo. Durò pochissimo: dopo la morte di Nerone gli imperatori successivi la spogliarono dei rivestimenti preziosi e la interrarono, e nel giro di quarant'anni la villa era sepolta sotto le Terme di Traiano. Paradossalmente fu proprio questo a salvare i dipinti: la terra li protesse dall'umidità, come le ceneri vulcaniche fecero a Pompei.
Cosa vedere
Del complesso resta il padiglione del Colle Oppio, lungo circa 300 metri e largo 190, inglobato nelle fondamenta delle terme. Il sito archeologico conta oltre 150 ambienti, di cui circa un terzo aperto al pubblico: sale un tempo rivestite di marmi, corridoi e volte decorate dagli affreschi che alla fine del Quattrocento, quando un giovane cadde per caso in una buca del colle, vennero riscoperti e ribattezzati «grottesche».
Quegli affreschi cambiarono la storia dell'arte: Pinturicchio, Raffaello e Michelangelo si fecero calare con le corde per studiarli, e l'effetto è evidente nelle Logge vaticane di Raffaello. Sugli intonaci si leggono ancora le firme incise di Domenico Ghirlandaio e Filippino Lippi e, a pochi centimetri di distanza, quelle di Giacomo Casanova e del Marchese de Sade.
La visita
Si visita sottoterra, sotto il parco del Colle Oppio: la Domus è di fatto una grotta, con umidità che può toccare il 90 per cento, e conviene coprirsi anche d'estate. Il sito ha avuto una storia recente difficile — chiuso a fine 2005, riaperto in parte nel 2007, richiuso nel 2008, con il crollo di 60 metri quadrati di volta nel 2010 — ed è tornato accessibile dal 2014. Nel 2009 gli archeologi hanno annunciato i possibili resti della sala da banchetto rotante voluta da Nerone, con il suo meccanismo sottostante.
Il consiglio della redazione
Uscendo dal parco, scendete verso la valle del Colosseo: l'anfiteatro sorge esattamente dove Vespasiano fece prosciugare il lago della villa, e lì accanto Adriano fece trasportare il Colosso di Nerone, la statua bronzea alta più di 30 metri commissionata allo scultore greco Zenodoro, da cui secondo una delle ipotesi deriva il nome stesso «Colosseo». Camminare dalla Domus all'anfiteatro significa attraversare quello che fu il giardino privato più detestato della Roma antica.
