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Teatro Sociale

📍 Camogli, Liguria · 41/100

Per costruirlo si misero insieme sessanta famiglie del posto, quasi tutte arricchite dal mare: erano gli anni in cui Camogli armava più di un terzo della flotta italiana. Ognuna comprò un palco — erano i palchettisti — e con quel denaro il paese si diede un teatro all'italiana su progetto degli architetti Salvatore e Nicolò Bruno, già autori del Teatro Gustavo Modena di Sampierdarena. Il cantiere andò dal 1874 al 1876 e l'inaugurazione fu il 30 settembre 1876, con l'Ernani di Giuseppe Verdi.

Cosa vedere

La sala è all'italiana, a ferro di cavallo, con quattro ordini di palchi e il loggione. All'origine i posti erano circa mille; oggi, dopo gli adeguamenti alle norme di sicurezza e l'allargamento delle poltrone, sono 499, e la differenza si sente: ci si siede comodi dentro un guscio pensato per il doppio della gente. All'esterno l'edificio segue gli stilemi rinascimentali di fine Ottocento propri dell'architettura ligure, con stucchi a sbalzo e affrescature geometriche sulle facciate.

Negli anni trenta una prima ristrutturazione sostituì le strutture in legno ormai ammalorate, scavò la fossa per l'orchestra e aggiunse due palchi di proscenio; la riapertura, il 30 novembre 1933, fu con Il barbiere di Siviglia di Gioachino Rossini, alla presenza del principe Umberto di Savoia, di cui il teatro portò il nome fino alla fine della monarchia. Il secondo restauro, fra il 2010 e il 2016 su progetto dell'ingegnere Nicola Berlucchi, ha rifatto palcoscenico, platea, boccascena, soffitto, fregi e stucchi, con la Lares fra le imprese, la stessa che ha lavorato al Teatro La Fenice di Venezia. Nell'atrio è riemersa un'iscrizione degli anni trenta con una dedica al regime: nel 1945 il sindaco della liberazione Mario De Barbieri la fece cancellare, lasciando in piedi solo poche parole, “in quest'era di rinascita italica”.

La visita

Il teatro si affaccia su piazza Matteotti, che a Camogli chiamano semplicemente la piazza del teatro. All'inizio non c'era: fino al primo Novecento l'unico accesso era uno stretto passaggio lungo la ferrovia, e la spianata nacque riempiendo la conca del rio Gentile con il materiale di scavo della seconda galleria ferroviaria di Portofino. I cedri del Libano dei giardini e il monumento ai caduti, inaugurato nel 1922, sono di quegli anni. Dichiarato patrimonio artistico nazionale nel 1996, il teatro ha riaperto il 23 dicembre 2016 e da allora ha una stagione regolare, con il Festival Govi dedicato a Gilberto Govi.

Il consiglio della redazione

Compriamo il biglietto in palco e non in platea: in una sala da 499 posti costa poco più, si vede bene e si capisce da dentro come funzionava il meccanismo dei palchettisti che pagò l'edificio. E arriviamo con venti minuti d'anticipo, il tempo di cercare nell'atrio l'iscrizione mutilata dal sindaco De Barbieri: è il pezzo di teatro che nessuno indica e che vale il viaggio.

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