I nolesi la chiamano ancora San Pietro dei Pescatori, e il nome racconta come è nata: nel Duecento la prima fabbrica fu pagata con la decima sul pescato dei giorni di festa. Cattedrale lo è diventata dopo, il 22 ottobre 1572, quando una bolla di Gregorio XIII le trasferì il titolo da San Paragorio, rimasta fuori dalle mura e troppo esposta alle truppe spagnole che avevano preso il marchesato di Finale.
Cosa vedere
La chiesa è un corpo romanico vestito di barocco, e i due strati si leggono senza fatica: le monofore strette dei muri laterali e i basamenti dei pilastri interni appartengono al cantiere del XII e XIII secolo, tutto il resto è genovese e seicentesco. Il portone centrale è del 1611; sopra, un timpano spezzato regge la statua di san Pietro che Batta Casale vi collocò nel 1613. Dentro, tre navate con stucchi dorati e vetrate policrome, la volta affrescata nel Novecento da Giovanni Rovero e, nel presbiterio, le pitture ottocentesche di Lazzaro De Maestri.
L'altare maggiore, in marmo policromo intarsiato, è opera di Anselmo Quadro datata 1679; suo è anche il pulpito. La mensa, però, è un sarcofago africano del IV secolo rilavorato nel Quattrocento, che ha custodito per secoli le reliquie di sant'Eugenio, portate qui nel 1602 dopo essere passate dall'isola di Bergeggi e poi da San Paragorio. A sinistra sta la cattedra vescovile in ebano, intagliata da Paolo Noceto nel 1614; dietro l'altare il polittico quattrocentesco attribuito a Vincenzo Foppa. Nella navata destra un'Annunciazione lignea del Settecento è di Giovanni Battista Maragliano, parente del più celebre Anton Maria.
La visita
Si entra da piazza della Cattedrale, in pieno centro storico e a pochi passi dal lungomare: è una parrocchia attiva, quindi apre per le funzioni e spesso anche nel pomeriggio. Sopra l'ingresso, in controfacciata, sta l'organo Mascioni del 1909, che ogni tanto si sente durante la messa. Annesso c'è il Tesoro, con il reliquiario del braccio di sant'Eugenio datato 1430 nell'iscrizione che nomina il committente, il vescovo Marco Vigerio, restaurato nel 2017: non è sempre accessibile, conviene chiedere in sacrestia.
Il consiglio della redazione
Guardiamo la chiesa dal basso, partendo dai pilastri: sono la parte più antica dell'edificio e ricordano che qui il barocco è un abito, non l'ossatura. Poi dedichiamo cinque minuti al sarcofago che fa da mensa. Un pezzo del IV secolo arrivato dal Nord Africa e riusato come altare dice quanto lontano andassero le navi di Noli meglio di qualsiasi cartello.
