Chi ha scritto la storia di questo paese l'ha ammesso senza giri di parole: Verolavecchia non ha una storia di eventi eclatanti. Chiusa fra Quinzano, Monticelli, Scorzarolo e Verolanuova, fuori dalle strade che contavano, non compare in nessuna cronaca di battaglie, non fu mai saccheggiata e nemmeno il comune di Brescia sembra essersi interessato a queste parti. È una condizione rara e invidiabile: lunghi periodi di pace, e nessuno che avesse motivo di passare di qui con un esercito.
Tremilaottocentosettantacinque abitanti in provincia di Brescia, sull'Oglio, che qui divide il bresciano dal cremonese. Quello che è successo davvero è arrivato dalla fame: nel 1871 una grande siccità bruciò i raccolti e ne seguì una carestia, e con essa la pellagra, perché la gente mangiava soltanto farinacei — ne furono colpite circa 600 persone. Nel 1928 il paese perse l'autonomia, unito per legge a Verolanuova, e la riottenne il sei marzo 1948. Da Verolavecchia veniva Giuditta Alghisi Montini, madre di Paolo VI, che del paese è cittadino onorario.
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Fuori da Verolavecchia, ma a portata di gita.
