Ronago sta sul confine svizzero, e il confine ha fatto la sua storia due volte. La prima nel bene: documenti del 1508 e del 1511 attestano nella valle di Chiasso Maggiore coltivazioni di mais, le più antiche documentate in Lombardia, portato qui da mercanti tedeschi di cavalli che scendevano alla fiera equina appena oltre il valico; quel granoturco fu soprannominato «frumento carlone», dove carlone, dal tedesco, vuol dire grosso. La seconda nel male: dal 1516, quando il Ticino passò alla Svizzera, il valico ronaghese divenne una delle vie preferite del contrabbando di grano verso Lugano, e le carte processuali di Milano e di Bellinzona sono piene di scontri fra bande rivali e fra contrabbandieri e soldati spagnoli di guardia.
Ma la cosa che qui si ricorda di più è un portone. Dopo il 1803, quando il Canton Ticino divenne indipendente e non previde alcuna assistenza per i neonati, di notte i passatori portavano i bambini ticinesi fino alla corte rurale fortificata di Campersico e li lasciavano fuori dall'uscio, per lo più addormentati in un cesto, perché qualcuno li raccogliesse: fra gli anni Venti e gli anni Settanta dell'Ottocento furono più di mille. Venivano battezzati nella chiesa di Ronago e poi portati al brefotrofio dell'ospedale di Como. Dal 1º gennaio 2024 Ronago non è più un comune a sé: si è fuso con Uggiate-Trevano nel nuovo comune di Uggiate con Ronago.
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