La patrona di Pescolanciano è sant'Anna, festeggiata il 25 e il 26 luglio; si conserva una statua lignea della santa. Il rito della «sfilata dei covoni» si inserisce nella sua festa e nasce come ringraziamento verso la santa da parte dei sopravvissuti al grande terremoto del 26 luglio 1805: il 25 luglio di ogni anno, al tramonto, i pescolancianesi portano in sfilata «r' manuocchiæ», covoni di grano donati simbolicamente alla santa, in un rito che fonde elementi di devozione religiosa con elementi più antichi della cultura contadina, rappresentazione della gratitudine alla madre Terra per la mietitura appena conclusa.
Il castello, che sembra sorto su un originario sito fortificato sannitico, ha una presenza fortificata documentata almeno dall'epoca di Alboino, attorno al 573; secondo alcuni storici risalirebbe invece all'epoca di Carlo Magno, verso l'810, o a quella di Corrado il Salico, nel 1024. Sotto Federico II il territorio era governato dal feudatario Ruggero di Peschio-Langiano, incaricato dal re di smantellare il castello dei Caldora a Carpinone e di assediare Isernia: la spedizione fu organizzata nel fortilizio già esistente e prese le mosse nel 1224. Dopo il terremoto del 1805, che causò gravi danni al castello e la perdita di documenti e oggetti d'epoca, il sito culturale di Pescolanciano tornò a nuova vita sotto la guida dell'ottavo duca Giovanni Maria d'Alessandro, gentiluomo di camera di Ferdinando II, che fra il 1846 e il 1847 ospitò nel castello uno storico tedesco.
