La chiesa di San Michele è citata già nel 973 e fu la parrocchiale di Oleggio fino al Cinquecento, quando il paese si spostò sulla nuova chiesa dei Santi Pietro e Paolo. Da allora fa da chiesa cimiteriale, e proprio l'essere stata abbandonata l'ha salvata: nessuno l'ha rifatta, e il romanico è rimasto dov'era.
Cosa vedere
Dentro ci sono cicli di affreschi della seconda metà dell'XI secolo, fra i pochi esempi di pittura romanica ancora visibili nel nord Italia. In controfacciata si apre un grande Giudizio Universale: in alto angeli, santi e la Vergine, poi gli apostoli, poi dignitari e monaci a mezzobusto, e in basso tre patriarchi che reggono nelle mani le anime dei beati — le anime dei dannati, che stavano a destra, sono perdute. Nell'abside centrale il Cristo Pantocratore ha accanto san Michele alla testa di una schiera di angeli.
La visita
La chiesa è basilicale a tre navate, con le murature che alternano ciottoli di fiume e mattoni: è questo a darle il colore. Il presbiterio è rialzato di nove scalini e sotto c'è la cripta, divisa in tre navatelle da colonne rozze, senza base né capitello. La facciata è asimmetrica, e la porta non sta al centro: si spiega con l'adattamento alle murature del luogo di culto precedente, longobardo, riemerso negli scavi del 2001.
Il consiglio della redazione
Sotto la decorazione dell'abside, la critica recente ha riconosciuto le scene del Liber de apparitione sancti Michaelis: c'è il pastore che scaglia una freccia contro il toro fuggito dal gregge e viene colpito dalla stessa freccia, tornata indietro. Sapendolo, si trova.
