Al centro di questo museo ci sono dei rotoli. Sono gli Exultet, i testi che si cantavano nella veglia di Pasqua, prodotti nell'area beneventana e qui rappresentati da esemplari dell'undicesimo secolo; in molti di essi le immagini sono dipinte capovolte rispetto al testo, perché il diacono leggeva dall'alto dell'ambone e lasciava ricadere il rotolo davanti a sé: le figure arrivavano diritte agli occhi di chi stava sotto.
Cosa vedere
Il museo raccoglie il patrimonio dell'arcidiocesi di Bari-Bitonto e ha due sedi. Quella di Bari occupa il primo piano del palazzo arcivescovile e del seminario; quella di Bitonto sta nell'antico convento della chiesa di San Francesco. Il museo fu voluto dall'arcivescovo Andrea Mariano Magrassi e inaugurato nel 1981; la sezione di Bitonto aprì cinque anni dopo, e vi ebbe un ruolo anche Francesco Cacucci. È un museo nato per tenere insieme cose che venivano da luoghi diversi della città vecchia, e che senza una sede comune sarebbero rimaste sparse fra sacrestie e depositi.
La sede barese si articola in cinque sezioni. La sala delle sculture racconta la storia architettonica del duomo, dalle origini paleocristiane alle fasi longobarda e bizantina, con opere di Anseramo da Trani e di Peregrino di Salerno. La pinacoteca raccoglie i quadri della cattedrale e delle altre chiese della città vecchia, dal Cinquecento al Settecento: ci sono Tintoretto, Veronese, Paris Bordon, Corrado Giaquinto, e una sezione dedicata all'iconografia russa, che a Bari non è un'esotismo ma una conseguenza dei pellegrinaggi. La sala del tesoro conserva manufatti liturgici in materiali preziosi, fra cui busti reliquiari e contenitori per gli oli santi. Poi vengono le sale degli Exultet e del Benedizionale, e infine quella dei paramenti, con pezzi che vanno dal Quattrocento al Novecento.
La visita
È un museo diocesano con orari e biglietto propri, che conviene verificare prima. La sezione di Bitonto è una visita a sé, in un altro comune, e va programmata separatamente. Un'ora e mezza per la sede di Bari.
Il consiglio della redazione
Non fate le sale in ordine: andate subito agli Exultet. Tutto il resto del museo si legge meglio dopo, perché quei rotoli spiegano come funzionava una liturgia prima che i libri diventassero oggetti da tenere in mano. Davanti alla teca, cercate il verso delle figure rispetto a quello della scrittura: è un dettaglio tecnico che rivela un'intenzione precisa, cioè che il libro doveva funzionare contemporaneamente per una persona sola e per una folla, letto e guardato da due direzioni opposte.
