Nello stemma del comune c'è una maschera d'argento: è la maschera decorativa applicata a un bronzetto romano, forse un Hermes, del secondo secolo avanti Cristo, trovato in campagna in località Giorrè. L'emblema del paese è dunque la fotografia di un oggetto uscito dalla sua stessa terra. E di roba, sotto, ce n'è parecchia: il nuraghe Corvos, con la torre principale e una muraglia che ne regge altre due, la necropoli di Pedras Serradas, le domus de janas di Sa Rocca 'e su Lampu, la tomba di Campu Lontanu. In epoca romana qui c'era un oppidum di un certo peso.
Nel medioevo Florinas era capoluogo della propria curatoria, dentro il giudicato di Torres. Caduto il giudicato, nel 1259, pisani e genovesi se la contesero, e dopo la Meloria finì ai Doria e poi ai Malaspina, che ci costruirono un castello; poi agli aragonesi, che la legarono alla baronia di Ploaghe — e lì restò fino al 1839, quando con l'abolizione della feudalità il paese si riscattò dagli Aymerich, gli ultimi feudatari. Nel mezzo aveva preso parte viva ai moti sardi contro i feudatari del 1794 e del 1795. Nella chiesa di Santa Croce c'è un retablo ligneo dell'inizio del Seicento con dentro tre tele di un fiorentino, Baccio Gorini: una Crocifissione firmata e datata 1619, una Flagellazione e un'Andata al Calvario.
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