Il nome, in sardo, vuol dire semplicemente muri. Nello stemma c'è un leone che abbraccia un ramo secco: è il ricordo dei Malaspina dello Spino Secco, che ebbero il paese dopo il 1259; accanto ci sono le spighe e una ruota dentata, per il lavoro dei campi e per quello che è venuto dopo. Più tardi il feudo andò ai Martinez, che sotto i Savoia si fecero marchesi di Montemuros; il riscatto arrivò nel 1839.
Nel territorio ci sono il sito nuragico di Sa Turricula, la tomba dei giganti di Monte Simeone, un ipogeo a Rocca Ruja e una grotta che chiamano dell'Inferno. La parrocchiale, della seconda metà del Seicento, è intitolata ai santi Gavino, Proto e Gianuario; in paese c'è anche una vecchia fonte pubblica.
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