Il nome vuol dire paese di campagna: viene dal latino saltus, e in sardo Villasalto è Biddesatu. La campagna, però, non è quello che ha fatto crescere il paese nel Novecento. A pochi chilometri c'è la miniera di Su Suergiu, dove si estraeva e si lavorava l'antimonio: interessava già dalla metà dell'Ottocento, e durante la seconda guerra mondiale portò qui tanta gente che la popolazione aumentò di colpo. Finita la guerra l'attività andò scemando, poi la miniera chiuse, e da allora Villasalto si è svuotata. Il territorio si affaccia sul Flumendosa e arriva oltre il fiume, nella zona che si chiama Barigau, cioè al di là dell'acqua.
Il monte Genis, 979 metri, tiene insieme più cose. In cima c'è una costruzione nuragica imponente, una torre centrale con torri di corona unite da muraglie; a 700 metri c'è invece un gruppo di circoli di pietra di varie dimensioni che si chiama Sa dom'e sa nì, la casa della neve, e nessuno ha ancora spiegato a che cosa servisse: forse il culto delle acque, forse le capanne di un villaggio. Nelle grotte del territorio, Sa Grutta Manna e Sa Grutta 'e Scusi, vive il geotritone sardo. A est il monte Lora fa una sfinge con i suoi promontori calcarei. La festa grande del paese è quella di santa Barbara, il primo lunedì di giugno, e dura almeno quattro giorni; poi si rifà, più piccola, la prima domenica di luglio, perché possano esserci anche quelli che se ne sono andati.