Cinto Euganeo

Provincia: Padova · Regione: Veneto · Abitanti: 2.023 · CAP: 35030

Il nome viene dal latino cinctum, che vuol dire recintato, chiuso: il paese sta dentro un anello di cinque colli, il monte Cinto, il Fasolo, il Gemola, il Lozzo e il Rusta. In epoca romana fu colonia della gens Quintia, e di quel periodo resta una cosa che funziona ancora: l'acquedotto romano di Valnogaredo, tuttora in uso. Sulla cima del monte Cinto stava un castello, di forma ovale e protetto da mura, rafforzato da Ezzelino da Romano e raso al suolo nel 1313 durante la guerra fra Scaligeri e Carraresi; era collegato a un secondo castello più in basso, e insieme controllavano le strade che dalla pianura salivano verso i Colli Euganei occidentali. Il comune, per inciso, è sparso: il municipio non sta a Cinto ma nella località di Fontanafredda.

Fino all'Ottocento qui c'erano terme prospere, quelle della Val Calaona, con un servizio di carrozze a cavalli che portava i clienti da Este e dai paesi vicini; compaiono già nelle prime locandine pubblicitarie del secolo. Dopo la chiusura la gente del posto continuò a usarle liberamente, fino agli anni novanta, quando quell'acqua è stata destinata al florovivaismo. A Valnogaredo, invece, i Contarini costruirono nel Seicento una villa che arrivò a ospitare trecentoventisei tele di artisti importanti, poi vendute; la chiesa della frazione, documentata dal 1297 e ricostruita dai Contarini nel 1519, fu rifatta in stile barocco nel 1758 e nel 1921 è stata dichiarata monumento nazionale, per l'architettura e per quello che conserva dentro: gli affreschi di Jacopo Guarana e, sulla facciata, le statue del Bonazza. Un'ultima curiosità: fino al 1826 Cinto non apparteneva alla diocesi di Padova, ma a quella di Verona.

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