C'è una frazione di questo comune che si chiama Rotta Sabbadina, e il nome ricorda un atto di guerra. Nel 1513 i veneziani ruppero lì gli argini dell'Adige per allagare la campagna e frenare l'avanzata delle truppe della Lega di Cambrai: il posto porta ancora il segno di quella decisione. Lo stemma comunale mette insieme tutto questo — il leone di San Marco, che ricorda sia quel fatto sia le bonifiche condotte dalla Serenissima a partire dal Quattrocento; una banda verde, che sta per la posizione del paese lungo l'argine sinistro dell'Adige; e una spiga di frumento, perché qui si è sempre vissuto di agricoltura. Alla Rotta Sabbadina restano oggi una chiusa, opera idraulica ormai abbandonata, e villa Rezzonico.
Sant'Urbano, poi, è un comune sparso: il municipio non sta nel borgo che gli dà il nome, ma a Ca' Morosini, qualche chilometro più in là. Il territorio si allunga fra l'Adige e la bassa padovana, e ciascun abitato ha la propria parrocchiale: San Gaetano a Ca' Morosini, San Giorgio a Carmignano, che è di fine Settecento, San Giovanni Battista alla Balduina, costruita fra il 1921 e il 1926, e quella intitolata a sant'Urbano nel paese omonimo. Fra le case padronali la più antica è villa Nani Loredan, dei primi del Cinquecento, cioè degli stessi anni in cui i veneziani decidevano di aprire il fiume.
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