Le prime tracce di Villa Comitis si leggono nei toponimi, che ricordano la presenza romana e il graticolato fra Cittadella e Bassano, cioè la centuriazione dentro la quale il villaggio è nato; alla fine del Novecento, in diverse località, sono venuti fuori notevoli reperti di epoca romana. Quello che ha fatto la fortuna del posto è però il Tergola, il fiume che lo attraversa: permetteva collegamenti veloci per via d'acqua con Venezia, e per questo il paese attirò prima le famiglie padovane e poi quelle veneziane. Già nel Quattrocento qui sorsero numerose ville patrizie, e alcune ci sono ancora: i palazzi Morosini-Carlon, Zara-Todesco, Dolfin, Sanudo-Piacentini. Ai primi del Novecento esisteva perfino una località chiamata Malcanton, come una zona di Venezia, dove oggi c'è un incrocio.
La parrocchiale dei Santi Giuseppe e Giuliana, splendido edificio settecentesco a croce latina e navata unica, fu progettata dal parroco di allora, don Giuseppe Carrara: dentro ci sono tele di Palma il Giovane, dei friulani Nicola Grassi e Ascanio Spineda, un tabernacolo intarsiato raffinatissimo, statue di Antonio Bonazza e due organi, un Bazzani del 1839 in cantoria e un organo corale della ditta tedesca Walcker. Ad Abbazia Pisani un monumento ricorda le vittime della rappresaglia nazifascista che il 29 aprile 1945 mise a ferro e fuoco la località, e che culminò nell'eccidio di Castello di Godego; dopo la guerra il paese conobbe una forte emigrazione verso la Germania, la Svizzera e l'Austria. Anche lo stemma ha una storia: quello attuale, del 1994, ha spighe per l'agricoltura e quattro bisanti per il commercio e le imprese artigiane. Ne era stato proposto un altro nel 1938, mai concesso, in cui un quarto raffigurava l'ipotetica residenza qui di Jacopo I da Carrara e l'ultimo, d'argento pieno, avrebbe dovuto contenere un fascio littorio, a ricordo dell'origine romana del paese e dell'epoca in cui era stato pensato.
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