È il ponte più fotografato di Venezia dopo Rialto, e doveva durare pochi mesi. Per trecento anni il Canal Grande si attraversò a piedi soltanto a Rialto; poi gli austriaci, a metà Ottocento, ne fecero costruire due di ferro dall'ingegnere inglese Alfred Neville, e i veneziani li odiarono perché sembravano ponti di fabbrica. Quello della Carità, aperto a pedaggio nel 1854, si arrugginì; nel 1933 fu smontato e sostituito da un ponte di legno provvisorio, disegnato da Eugenio Miozzi e tirato su in trentasette giorni, in attesa di quello di pietra che aveva vinto il concorso. Il ponte di pietra non è mai stato fatto, e il provvisorio di legno è ancora lì: rifatto in acciaio con il rivestimento di legno negli anni Ottanta e restaurato nel 2018, resta uno dei simboli della città.
Cosa vedere
La vista, che è la ragione del ponte: dall'alto della scalinata si guarda il Canal Grande che scende verso la Salute, con la cupola di Longhena in fondo e le gondole sotto, ed è la fotografia che chiunque sia stato a Venezia ha in tasca. Sull'altro lato, il canale che gira verso Rialto fra i palazzi. Il ponte in sé è un arco unico di quasi cinquanta metri, senza appoggi in acqua, con la struttura a travi che si vede da sotto e i corrimano di legno che le mani hanno lucidato.
Da una parte si scende a campo San Vidal e in campo Santo Stefano, con i caffè; dall'altra alle Gallerie dell'Accademia, che stanno nel complesso della Carità da cui il ponte prendeva il nome, con la più grande raccolta di pittura veneziana che esista. Sui parapetti, per anni, gli innamorati hanno attaccato i lucchetti; il Comune li ha tolti e li vieta, ma qualcuno ricompare sempre.
La visita
Il ponte è fra campo Santo Stefano e le Gallerie dell'Accademia, fermata Accademia del vaporetto sulla linea 1 e 2; si attraversa sempre, gratis, e la scalinata è ripida senza rampa. Cinque minuti, o mezz'ora se restate a guardare. È uno dei quattro ponti sul Canal Grande, con Rialto, la Costituzione di Calatrava e gli Scalzi.
Il consiglio della redazione
Salite al mattino presto, prima delle otto, quando il ponte è vuoto e la luce viene da dietro la Salute: è l'unico momento in cui si può stare al centro senza essere spinti, e l'acqua è ancora ferma. Poi, tornando la sera, guardate il ponte da sotto, dal vaporetto: il legno che sembra provvisorio da novant'anni è la cosa più veneziana che ci sia.
