Il Museo archeologico provinciale di Potenza custodisce i reperti archeologici rinvenuti in Basilicata. Si trova nel rione Santa Maria, in via Ciccotti, e ha un secondo ingresso in via Lazio.
Cosa vedere
Il museo mostra l'antico volto della Basilicata con i reperti di varie aree della regione, in particolare del Metapontino, dal Paleolitico all'età romana. Fra i pezzi più noti sono l'elmo corinzio in bronzo di Vaglio, le statuette di Monticchio e le terrecotte del Metapontino; il busto di Kouros e il Tempietto di Garaguso, simbolo del museo, vennero alla luce sotto la direzione di Vittorio Di Cicco. I materiali sono su due piani, raggruppati con criteri cronologici e topografici. Al piano terra la mostra «Antichidentità», inaugurata il 27 novembre 2009 come omaggio ai direttori storici Vittorio Di Cicco, Concetto Valente e Francesco Rinaldi, ospita la sezione pre-protostorica, con reperti degli scavi del Bacino di Atella, delle grotte di Latronico e di Oliveto Lucano; lungo la scalinata verso il primo piano si trovano le sculture di Giuseppe Antonello Leone, nella mostra «Il riposo delle pietre erranti». Al primo piano sono esposti i materiali delle tre grandi forme di popolamento della Basilicata, Enotri, Greci e Lucani, a partire dall'VIII secolo a.C., e i reperti del processo di romanizzazione, dal IV secolo a.C. alla prima età imperiale.
Le prime scoperte archeologiche lucane, dal Cinquecento, furono casuali, spesso legate ai lavori agricoli; il museo nacque per dare una collocazione ordinata ai reperti e per contrastare la dispersione del patrimonio, e fra i primi a battersi per istituirlo fu l'ispettore Michele Lacava. Fu inaugurato nel 1901 nel Palazzo della Provincia, in locali insufficienti; passò poi per altre sedi, fra cui le ex carceri femminili accanto alla chiesa di San Francesco, dove nel 1912 un devastante incendio distrusse numerosi reperti prestigiosi. Nel 1926 fu chiuso e i reperti furono trasferiti a Reggio Calabria; nel 1943 la sede fu bombardata, con la perdita di statuette votive di Garaguso, Pandosia e Monticchio, dell'oreficeria di Metaponto e di alcuni vasi, mentre si salvarono fra l'altro le raccolte preistoriche, dell'età del Bronzo e del Ferro, la statuetta e il tempietto di Garaguso, le terrecotte architettoniche di Metaponto e la ceramica a figure rosse. Il nuovo museo fu inaugurato nel 1947, limitato a tre sale per l'occupazione da parte di senzatetto; la nuova sede, su progetto di Giovanni De Franciscis, fu inaugurata nel maggio del 1980 ma chiusa subito dopo il terremoto del 23 novembre, e riaprì solo nel 1997.
La visita
Il museo è nel rione Santa Maria, in via Ciccotti, con un secondo ingresso in via Lazio. Organizza anche mostre, convegni e laboratori di didattica dell'archeologia. Le fonti consultate non riportano orari né modalità di visita: vanno verificati.
Il consiglio della redazione
L'elmo corinzio di Vaglio fu trovato da contadini fra Vaglio e Cancellara e usato per usi pratici, come contenitore per le uova o come maschera nelle feste del paese; poi fu regalato a un assistente del Genio Civile di Potenza, che l'aveva chiesto più volte.



