Il patrono di Tito è san Laviero, protomartire, festeggiato il 7 settembre, con un solenne triduo di preghiere che inizia il 4, e il 17 novembre, giorno in cui si ricorda il suo martirio, avvenuto nell'antica città romana di Grumentum nel 312 d.C. Secondo la leggenda, Laviero giunse a Grumento per predicare la religione cristiana e, il 14 luglio di quell'anno, sfuggì alle persecuzioni del preside della Lucania Agrippa, che lo aveva fatto arrestare in nome degli dei; non riuscendo a farlo convertire, Agrippa ordinò di gettarlo in pasto alle belve, ma queste, invece di divorarlo, gli si accovacciarono ai piedi rivolgendosi minacciose contro il loro stesso padrone. Ricondotto in carcere, a Laviero apparve un angelo che gli aprì le porte della cella invitandolo ad allontanarsi; fu però nuovamente catturato a Grumentum e decapitato davanti a tutto il popolo il 17 novembre 312.
Tito accolse il culto del santo con tale devozione da eleggerlo patrono e protettore principale della città: in suo onore fu costruita nel 1465 la chiesa madre, ancora oggi a lui dedicata. Secondo la tradizione titese, chi si sente poco bene o è colpito da gravi malattie può legare un nastro rosso al braccio della statua lignea del santo, implorandone la grazia. Danneggiata dal terremoto del 23 novembre 1980, la chiesa madre fu interamente ricostruita e riconsacrata il 26 luglio 2009. Fra le altre tradizioni religiose della città figurano la festa della Madonna del Carmine, celebrata la seconda domenica di maggio e l'8 settembre, e quella di san Vito martire, il 12 giugno.