🏰 Castelli e palazzi

Castello baronale

📍 Trecchina, Basilicata · 27/100

Il quartiere più vecchio di Trecchina non ha un nome di santo: si chiama Castello, dal palazzo baronale attorno a cui è cresciuto. L'edificio fu costruito nel 1530 dai baroni Palmieri di Latronico, e i suoi ruderi stanno ancora sopra le case, a dominare la parte antica del paese. Un castello di Trecchina però esisteva già prima: intorno al 1500 il feudatario Roberto Sanseverino, principe di Salerno, donò «la terra di Trecchiena» al conte Michele Rizzo de Ricci di Castellammare di Stabia, che la tenne pochissimo — la sua famiglia aveva appoggiato l'ingresso dei francesi a Napoli e ci rimise il feudo.

Cosa vedere

Del palazzo baronale si vede quel che il tempo ha lasciato, ma il monumento vero è il borgo che gli è cresciuto intorno: vicoli stretti, case addossate, un impianto medievale rimasto leggibile per una ragione semplice. Quando nell'Ottocento Trecchina si è ingrandita non ha rifatto il vecchio, è andata a costruire da un'altra parte.

Quell'altra parte si chiama Piano ed è il rovescio esatto del Castello: strade larghe, viabilità pensata, e al centro Piazza del Popolo, che supera i 1800 metri quadrati. Il confronto fra le due Trecchina si fa a piedi in pochi minuti. Nel borgo antico, in via Castello, resta anche la chiesa di San Giovanni Battista, che fu la parrocchiale finché il ruolo non passò alla chiesa di San Michele Arcangelo, costruita nel 1857 sulla piazza nuova e fra le più grandi della Basilicata.

La visita

Conviene lasciare l'auto nella parte nuova, attorno a Piazza del Popolo, e salire a piedi: al Castello si arriva solo per i vicoli, che sono stretti e in pendenza. I ruderi non sono un monumento attrezzato, con orari e biglietti: sono la quinta del quartiere e si guardano dal basso mentre si sale. Come punto di partenza usate via Castello, dove sta la vecchia parrocchiale, e poi tenete sempre la salita.

Il consiglio della redazione

Mentre salite, ascoltate come parlano fra loro gli anziani: a Trecchina si parla un dialetto gallo-italico, portato fra XI e XII secolo da gruppi ereticali arrivati dal Piemonte, in particolare dal Monferrato, e fino agli anni Settanta ci si sentiva ancora la desinenza sibilante della seconda persona singolare. È la traccia più antica del paese e non sta nelle pietre. Poi scendete a comprare il pane di Trecchina, riconosciuto come prodotto agroalimentare tradizionale della Basilicata.

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