È la stella di tufo che chiude ogni cartolina di Napoli, la fortezza sulla collina del Vomero che ha guardato la città dall'alto per sette secoli e quasi sempre dalla parte sbagliata: Roberto d'Angiò ci fece costruire un palazzo fortificato nel 1329 da Tino di Camaino, e i viceré spagnoli lo rifecero dal 1537 per Carlo V come una macchina da guerra a sei punte, senza torri, con le cannoniere negli angoli rientranti, che l'architetto valenciano Pedro Luis Escrivà dovette difendere dalle critiche con un'apologia scritta. Non servì mai a respingere un nemico: servì a bombardare i napoletani nel 1647 e nel 1799, e a tenere in prigione chi dava fastidio.
Cosa vedere
La salita è già il castello: la rampa, il ponte con le feritoie, il portale di piperno con l'aquila bicipite di Carlo V, la Grotta dell'Eremita, il cancello a ghigliottina di età napoleonica e le celle. Qui stette Tommaso Campanella per quattro anni, qui finirono i giacobini della Repubblica del 1799, Mario Pagano, Gennaro Serra, Luisa Sanfelice, e mezzo secolo dopo i patrioti del Risorgimento, Poerio, Spaventa; fu carcere militare fino al 1952, poi la Marina, poi dodici anni di restauro e l'apertura al pubblico nel 1988.
In cima, la piazza d'armi: un prato di pietra a duecentocinquanta metri sul mare, con il giro completo dei bastioni e la vista che nessun altro punto di Napoli ha, il Vesuvio, il golfo fino a Capri, Posillipo, i Campi Flegrei, e sotto i piedi il centro antico con il decumano che taglia dritto. Sul piazzale la chiesetta di Sant'Erasmo, rifatta da Domenico Fontana dopo che nel 1587 un fulmine fece esplodere la polveriera uccidendo centocinquanta uomini, e nelle sale il museo Napoli Novecento, con i pittori e gli scultori della città dal Futurismo agli anni Ottanta.
La visita
Si sale al Vomero con le funicolari Centrale o di Montesanto, poi cinque minuti a piedi per via Tito Angelini; biglietto proprio, poco costoso, aperto tutti i giorni salvo uno a settimana da verificare. Accanto, la Certosa di San Martino con il museo e i presepi: mezza giornata per tutte e due. La discesa a piedi per la Pedamentina, le scale che scendono fino a Spaccanapoli, è la parte migliore.
Il consiglio della redazione
Salite sui bastioni un'ora prima del tramonto e fate il giro completo in senso antiorario, cominciando dal Vesuvio: la luce cambia colore sulla città e a un certo punto si accendono le luci del porto. Poi cercate, sul parapetto a nord, la ringhiera lunga con la scritta in braille, l'opera che dice ai ciechi cosa c'è sotto: è il modo più napoletano di spiegare un panorama.
