La villa di Diomede fu uno dei primi edifici di Pompei a essere scavati, fra il 1771 e il 1774, quando l'archeologia non esisteva ancora come mestiere. Sta fuori le mura, appena passata Porta Ercolano, e per un secolo intero fu la tappa obbligata dei viaggiatori del Grand Tour: arrivavano in carrozza, entravano qui e si portavano a casa il racconto.
Cosa vedere
È una villa suburbana grande, costruita su più livelli che seguono la pendenza: le stanze di rappresentanza in alto, il portico sul giardino, e sotto le cantine voltate con i corridoi. I materiali sono quelli del posto, tufi e calcari della zona legati con la malta, ed è un buon esempio di come si costruiva qui prima dell'eruzione.
Nelle cantine, durante lo scavo, furono trovati i resti di un gruppo di persone che si erano rifugiate lì durante l'eruzione, e vicino a un'uscita quelli di un uomo con una chiave in mano. La cenere aveva conservato l'impronta dei corpi, e quel dettaglio impressionò a tal punto gli scrittori dell'Ottocento da entrare nella letteratura. La villa è stata restaurata e riaperta al pubblico nel 2022.
La visita
La villa è appena fuori Porta Ercolano, lungo la via dei Sepolcri, dieci minuti dal centro degli scavi; la visita è compresa nel biglietto di Pompei, ma le aperture delle singole case cambiano: si controlla la mappa all'ingresso. Venti minuti.
Il consiglio della redazione
Uscendo, attraversate la strada e cercate la tomba che sta di fronte all'ingresso: è quella da cui viene il nome dato alla villa, perché conteneva il ricordo di un liberto di nome Diomede. Il proprietario di questa casa non lo conosciamo, e il nome che usiamo da due secoli e mezzo è probabilmente sbagliato.
