Consacrata il 16 marzo 1113 dal cardinale Riccardo de Albano sui resti di un antico tempio greco, la cattedrale dei Santi Filippo e Giacomo è la chiesa madre dell'arcidiocesi di Sorrento-Castellammare di Stabia. Ricostruita nel 1573 a seguito delle devastazioni procurate dall'invasione turca del 1558 e rimodellata in stile barocco all'inizio del Settecento sotto i vescovi Didaco Petra e Filippo Anastasio, la struttura presenta una facciata neogotica realizzata nel 1924, a seguito dei danni provocati da una violenta tromba d'aria.
Cosa vedere
La facciata del 1924, suddivisa da una trabeazione, conserva al centro un portale cinquecentesco affiancato da due colonne in marmo rosa provenienti da templi pagani. Nei tre ingressi si aprono lunette affrescate con la Vergine Assunta e i santi Filippo e Giacomo. L'interno, a croce latina con tre navate divise da quattordici pilastri, è coperto da un soffitto piano decorato con tele barocche dei martiri sorrentini, eseguite da Francesco Francareccio e da Oronzo e Nicola Malinconico, mentre contro la controfacciata è installato l'organo intagliato nel 1901 dai fratelli Fiorentino. Il presbiterio custodisce soffitti dipinti da Giacomo del Pò nel 1700, una pala d'altare seicentesca e un coro in legno di noce del Caucaso intarsiato nel 1938 da ebanisti locali, collocato dove sorgeva un altare donato nel 1856 da re Francesco II. La cupola è stata affrescata nel 1902 da Pietro Barone e Augusto Moriani con i santi compatroni della diocesi.
Lungo la navata destra si trovano la cappella con i bassorilievi marmorei di Andrea Pisano, il fonte battesimale in cui nel 1544 fu battezzato il poeta Torquato Tasso, la cappella con le reliquie dei primi quattro vescovi di Sorrento e un portale laterale del 1479 recante gli stemmi di papa Sisto IV e del re Ferrante d'Aragona. La navata sinistra ospita la cappella del Presepe con figure napoletane del XVII secolo, la cappella del Cuore di Maria con scultura di Citarelli e l'accesso alla sagrestia del 1608. Nel transetto si aprono la cappella di San Michele, con una tavola quattrocentesca su fondo oro, e le cappelle dedicate al Santissimo Sacramento, alla Reconciliation e a Sant'Antonino Abate. Completano l'arredo liturgico la cattedra episcopale in marmi romani e cinquecenteschi, il pulpito del XVI secolo con il rilievo del Bacio di Cristo e l'altare inferiore con tavola di Salvatore Buono del 1573, una lastra tombale del X secolo scolpita con una leonessa e il tamburo d'ingresso del 1989, intarsiato su disegno di Vincenzo Stinga da Giuseppe Rocco. Staccato di circa cinquanta metri si erge il campanile con basamento romanico dell'XI secolo e orologio in ceramica.
La visita
L'interno della cattedrale e la sagrestia del 1608 sono accessibili ai visitatori; all'interno della sagrestia si conserva una serie di ritratti pittorici dei vescovi diocesani, arredi e paramenti sacri, oltre alla tavola raffigurante la Trasfigurazione donata dall'arcidiacono Giovanni Ammone. Il campanile romanico, con la sua struttura a quattro sezioni quadrate e cupolino in maiolica, è visibile esternamente lungo l'asse stradale principale.
Il consiglio della redazione
Nella navata destra è opportuno osservare il fonte battesimale cinquecentesco legato alla figura di Torquato Tasso, mettendo a confronto l'antica tradizione dell'intaglio sorrentino presente nel coro del 1938 con il moderno tamburo d'ingresso realizzato nel 1989 dagli artigiani locali.
