Sullo stemma di Sala Bolognese c'è una croce, e non dovrebbe esserci. L'arma, adottata nel 1848, riprende quella dei Sala, la famiglia bolognese che teneva il luogo, ed è un'arma parlante: la figura originale è un assale, cioè il perno fisso del carro su cui si infilano le ruote, e sala era l'antico sinonimo di assale. L'assale ha la parte centrale più larga, raddoppiata in larghezza, con due fori per innestarlo nel pianale. Solo che la blasonatura diceva palo raddoppiato, e il bozzettista ufficiale intese raddoppiato in altezza: così il pezzo di carro è diventato una croce col braccio verticale più lungo del normale. Un fraintendimento di una parola sola, fissato per decreto e portato in giro dal gonfalone: il comune si presenta con l'attrezzo che gli dà il nome, disegnato da chi non aveva capito di che attrezzo si trattasse.
Il resto del territorio parla d'acqua, a cominciare dai nomi: la sede comunale sta a Padulle, che viene dalle paludi, e una frazione si chiama Bagno di Piano. Sul Reno il ponte a volte fu costruito nel 1883 per commerciare più facilmente col Centese e con la via del Po; nel 1925 fu tirato su il Bagnetto, uno stabilimento idrovoro che immette le acque del Reno nel collettore delle acque basse, e che oggi si guarda anche come architettura di quegli anni. Nell'area del Dosolo la cassa di espansione, cioè lo spazio dove il fiume può allargarsi senza fare danni, è diventata un posto per osservare gli uccelli acquatici da punti mimetizzati. Nella frazione di Sala sta la pieve romanica del 1096, e la sua mensa d'altare, di marmo, viene quasi certamente da un tempio romano.