Vito d'Asio è un comune sparso, e il municipio non sta a Vito ma nella frazione di Anduins; il territorio si allunga per tutta la Val d'Arzino, con decine di borgate. Il nome viene dal latino vicus, villaggio, che in friulano è diventato Vît. Nella prima metà del decimo secolo, quando gli Ungari scorrevano la pianura, la gente scappò a rifugiarsi sul monte Asio, allora tutto selva: molte di quelle famiglie non tornarono più giù, e da lì nacquero i paesi. Nel 1448 Tristano di Savorgnan pretese dalle famiglie di Vito una doppia decima di vino; quelle mandarono i loro rappresentanti a reclamare al castello di Osoppo, e lui li mise in ceppi e li tenne al freddo e alla fame, minacciandoli di tortura, finché non cedettero.
Qui nacque Girolamo Ortis, il giovane sventurato la cui storia ispirò a Ugo Foscolo le Ultime lettere di Jacopo Ortis. E qui, a Pielungo, nacque il conte Giacomo Ceconi, che tornò ricco al suo paese e lo riempì di opere: la chiesa di Sant'Antonio, le scuole, una scuola artigiana, una cooperativa di consumo e la strada Regina Margherita, inaugurata nel 1891, che da Pielungo scende verso il piano. Fu anche sindaco, e passò gli ultimi anni nel castello che si era fatto costruire.
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Fuori da Vito d'Asio, ma a portata di gita.
