Del nome di Osoppo sono state proposte almeno sette letture: le latine Os-Apertum, luogo aperto, Os-Oppidum, luogo fortificato, Os-Opum, luogo di ricchezze, Hyssopum, dalla pianta dell'issopo, e Aus-opum, luogo presso il fiume; la preromana Os-Osis, dal frassino; e la gallocarnica Os-Hop, il luogo per chiamare a voce alta. Quale che sia quella giusta, descrivono tutte la stessa cosa: un colle da cui si vede lontano. Quel colle controllava gli itinerari che collegavano la pianura con la Carnia e con i valichi alpini, e contava già prima dei romani, quando qui stavano i Carni, popolazione celtica di cui il friulano conserva ancora parole e suoni. Le prime attestazioni documentarie sono dell'undicesimo secolo, quando il castello apparteneva all'abbazia benedettina di Santa Maria in Silvis di Sesto al Reghena.
Verso la metà del Duecento il patriarcato di Aquileia concesse il castello in feudo a Cono, figlio di Amaldarico. I suoi discendenti andarono per conto proprio, litigarono con i vicini e si avvicinarono ai conti di Gorizia, i principali antagonisti del patriarcato; e piuttosto che lasciare una piazzaforte simile scivolare nell'orbita goriziana, nel 1328 il patriarca gliela tolse e investì del feudo Federico Savorgnan. Quando nel 1420 Venezia conquistò il patriarcato, la Repubblica capì subito che cosa fosse quel colle: le fortificazioni furono ampliate e modernizzate, e Osoppo divenne il baluardo principale del confine nord-orientale dello Stato da Terra. Nel 1514, nella guerra fra Venezia e l'Impero, la piazzaforte era affidata a Girolamo Savorgnan, che si rifiutò di arrendersi alle truppe imperiali. La vetta del forte, a circa 330 metri, è ancora il punto più alto del comune; sulle pendici del colle di Napoleone, dal tempo dei veneziani fino alla seconda guerra mondiale, c'era una caserma. Intorno c'è il bosco, con il suo anello di sentieri, le risorgive di Bârs e le orchidee che ci crescono da sole.