Gonars

Provincia: Udine · Regione: Friuli-Venezia Giulia · Abitanti: 4.790 · CAP: 33050

Nel 1968, fra Gonars e Fauglis, è stato trovato un sarcofago dell'ottavo secolo. Dentro c'erano due scheletri, forse marito e moglie longobardi, e una croce di bronzo — e quella croce sembra corrispondere così esattamente alla croce di una capsella del tesoro del duomo di Cividale da far pensare che ne sia la matrice, lo stampo da cui è uscita. Da lì si è ipotizzato che l'uomo sepolto qui fosse un orafo, e che la croce nella sua tomba fosse uno strumento del suo mestiere. Intorno a Gonars e a Porpetto sono venute fuori altre cose longobarde — punte di lancia e di freccia, spathae, umboni di scudo, e fra questi un umbone da parata così riccamente decorato da far pensare a un nobile o a un capo militare — che fanno supporre un insediamento militare. Sopravvivono anche nomi più antichi, e sono romani: Ontagnano è un prediale, uno di quei nomi di fondo costruiti sul nome del colono a cui la terra era stata assegnata, e viene da Antonius; Sacavan, un terreno a nord del paese, è un altro; e Jevade è il nome di una strada, e significa che quella strada era costruita in rilievo, su uno strato di pietre e ghiaia, secondo il sistema con cui i romani facevano le strade. Dopo le incursioni ungare questa pianura si svuotò a tal punto che un documento del 1028, con cui l'imperatore Corrado II concesse al patriarca il governo di queste terre, le descrive come pressoché inabitate, patria di selve e di incolti.

Il ventitré febbraio 1942 il regime fascista aprì a Gonars un campo di concentramento, destinato soprattutto a prigionieri provenienti da quelle che oggi sono Slovenia e Croazia. Due giorni dopo arrivò il primo trasporto: cinquemilatrecentoquarantatré internati, milleseicentoquarantatré dei quali bambini, dalla provincia di Lubiana, dal campo dell'isola di Arbe e dal campo di Monigo, vicino a Treviso. Il campo fu smantellato l'otto settembre 1943, subito dopo l'armistizio, e si fece di tutto perché sparisse: gli edifici furono demoliti, i materiali servirono a costruire un asilo lì vicino, e il terreno fu trasformato in un prato. Solo nel 1973 è stato realizzato un memoriale, nel cimitero del paese, opera dello scultore Miodrag Živković; nelle sue due cripte sotterranee sono stati trasferiti i resti di quattrocentocinquantatré vittime slovene e croate, e si ritiene che almeno altre cinquanta persone siano morte nel campo di fame e di torture. A parte quel memoriale del campo non resta nulla, e molti nel paese stesso non sanno che c'era. Fra gli internati ci furono lo scrittore Vitomil Zupan, i poeti Alojz Gradnik e France Balantič, gli storici Bogo Grafenauer e Vasilij Melik, lo scultore Jakob Savinšek e i politici Anton Vratuša, Boris Kraigher e France Bučar. Gonars è gemellata con Vrhnika, in Slovenia.

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