Riserva naturale della Marcigliana
La grande riserva agricola tra Salaria e Nomentana, con i casali della campagna romana e la necropoli di Crustumerium.
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La grande riserva agricola tra Salaria e Nomentana, con i casali della campagna romana e la necropoli di Crustumerium.
Palazzo Orsini sorge in piazza Angelo Frammartino, a Monterotondo, e dal 1890 è la sede del Comune. È attestato per la prima volta in un documento del 1286, sulla divisione dei beni di Matteo Rosso Orsini; nel Quattrocento la famiglia si divise nei rami di Jacopo e di Lorenzo, che abitavano la parte nord e la parte sud della rocca. Nel 1626 il feudo passò ai Barberini, che con grandi lavori riunirono in un solo edificio le costruzioni preesistenti; nel 1699 fu venduto al marchese Francesco Grillo e nel 1814 ai Boncompagni-Ludovisi.
Due ingressi portano al Cortile Grande, dove si alza l'alta torre, emblema del palazzo e della città: le colonne ottagonali hanno lo stemma Orsini sul lato nord e l'ape dei Barberini su quello sud. Nel Cortile del Pozzo c'è una vera di cisterna in marmo del Cinquecento, lavorata a Roma, portata lungo il Tevere e rimontata qui. Al piano nobile gli architravi delle porte portano il nome di Carlo Barberini, duca di Eretum.
Sempre al piano nobile ci sono le sale affrescate: la Stanza dei Paesaggi, con il soffitto a cassettoni dorato e scene bucoliche attribuite alla scuola di Paul Brill; la Stanza di Venere e Adone, dipinta da Girolamo Siciolante da Sermoneta; la Stanza con scene di caccia, con affreschi di Paul Brill del 1581 e altri attribuiti a Taddeo e Federico Zuccari; e la Galleria, con l'Allegoria dell'Aurora sulla volta. Nella cappella dei Barberini c'è una Sacra Famiglia attribuita a Perin del Vaga.
Il palazzo ospita gli uffici comunali: la Sala Regia è la sala del consiglio, la Galleria l'ufficio del sindaco. Dopo i danni del terremoto del 1915 fu restaurato su progetto di Gustavo Giovannoni. Visite e orari vanno verificati con il Comune.
Nella Stanza con scene di caccia cercate la firma di Paul Brill sotto lo scorcio di Monterotondo: è un monogramma a forma di paio di occhiali, e ricorda che il pittore fu aiutato dal fratello Matteo.
La basilica di Santa Maria Maddalena è il duomo di Monterotondo, nella diocesi suburbicaria di Sabina-Poggio Mirteto. L'interno è a una sola navata a croce latina, con tre cappelle per lato collegate tra loro da passaggi ad arco aperti nei muri divisori. In età barocca la chiesa fu restaurata dai Del Grillo, feudatari di Monterotondo.
L'altare maggiore è ricavato da un sarcofago romano strigilato in marmo bianco, proveniente da un sito antico della campagna vicina; dietro c'è il coro ligneo. Nella prima cappella a destra c'è una Pietà in marmo di autore sconosciuto, e nelle altre, oltre agli altari minori e alle tele a olio, ci sono lapidi sepolcrali a terra e sui muri. In controfacciata, sopra i tre ingressi, è collocato l'organo.
All'esterno, su via San Pio da Pietrelcina, c'è una statua in bronzo del santo; su questa strada si apriva un tempo la Porta Canonica, antico accesso al centro storico. Sulla piazza davanti al duomo, verso via Oberdan, c'è il «Pincetto», un muro con fontana costruito all'inizio del Novecento per superare il dislivello tra il nucleo più antico dell'abitato, più in alto, e l'espansione seicentesca dei Barberini: il nome viene dal fatto che sembra un Pincio in miniatura.
Orari delle messe e aperture vanno verificati con la parrocchia.
Guardate le colonne che dividono le cappelle: tra gli ornamenti ci sono dei grilli, il segno lasciato dai Del Grillo quando fecero restaurare la chiesa.
Il Museo archeologico territoriale di Monterotondo è stato fondato nel maggio 2003. Raccoglie i reperti venuti dalle indagini archeologiche nel territorio intorno alla città e, in buona parte, materiale recuperato da carabinieri, polizia e guardia di finanza nei controlli sugli scavi clandestini della zona: i centri antichi di riferimento sono Crustumerium, Eretum, Nomentum e Fidenae.
Il percorso è diviso in quattro sale. Ci sono ceramiche di Crustumerium, buccheri di stile etrusco di varia provenienza e teste in marmo o in travertino venute da Eretum e da Nomentum. Tre tombe sono state ricostruite con gli scheletri, o i frammenti di scheletri, trovati a Nomentum, e un plastico mostra una capanna preromana di Fidenae.
Una parte dei materiali viene dall'antica strada tra Nomentum ed Eretum, dentro la riserva naturale della Macchia di Gattaceca: sono i resti di diversi edifici funerari romani, datati tra il I secolo a.C. e il III secolo d.C.
Il museo è nato a Palazzo Paolo Angelani, in piazza Comitato di Liberazione Nazionale; altre fonti lo indicano oggi negli ambienti del piano nobile di Palazzo Orsini, dove era previsto il trasferimento. Sede, orari e ingresso vanno quindi verificati con il Comune prima della visita.
Davanti ai resti delle tombe della via tra Nomentum ed Eretum ricordate come erano disposte: allineate ai lati della strada, secondo un uso antico che metteva in mostra la diversa condizione sociale dei defunti.
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