🏰 Castelli e palazzi

Palazzo Venezia

📍 Roma, Lazio · 75/100

Lo fece costruire dal 1455 il cardinale veneziano Pietro Barbo, nipote di Eugenio IV e futuro papa Paolo II, in un punto scelto con cura: accanto alla basilica di San Marco, sull'antica via Lata, vicino al Campidoglio. A differenza delle residenze cardinalizie medievali, che nascevano dall'aggregazione irregolare di edifici diversi, questo fu pensato unitario fin dall'inizio, ed è uno dei primi grandi palazzi civili del Rinascimento romano. Fu costruito anche con materiale antico: è documentato l'impiego di travertino recuperato dal Colosseo e dal Teatro di Marcello.

Cosa vedere

Chi lo abbia progettato resta una questione aperta. Il progetto è stato attribuito a Leon Battista Alberti, che una parte della critica considera l'ispiratore teorico dell'impianto unitario; a Giuliano da Maiano, che del grande portale principale è certamente l'autore; e, fra Ottocento e Novecento, anche a Bernardo Rossellino, benché la sua morte, avvenuta mentre il cantiere era ancora in corso, renda improbabile un suo intervento nelle fasi avanzate. La critica di oggi tende invece a riconoscere un ruolo centrale a Francesco del Borgo. Accanto agli architetti lavorarono il marmoraro Jacopo da Pietrasanta e maestranze lombarde e comacine guidate, secondo Giuseppe Merzario, da Manfredo di Antonio di Como. Il cuore da vedere è il cortile con la loggia a due ordini di arcate; il Palazzetto che sorgeva accanto fu invece demolito e rimontato in un'altra posizione.

La visita

L'edificio ha cambiato padrone insieme alla carta d'Europa. Nel 1564 Pio IV lo concesse alla Repubblica di Venezia perché vi tenesse stabilmente i propri ambasciatori presso la Santa Sede: da allora si chiama Palazzo Venezia, e per oltre due secoli fu il centro della politica veneziana nella Roma dei papi, una delle prime ambasciate permanenti della città. Finita la Repubblica, il palazzo passò all'Austria, che ne ereditò anche la rappresentanza diplomatica e lo tenne per più di un secolo. Durante i moti del Quarantotto alcuni patrioti provarono a occuparlo perché lo consideravano un simbolo del dominio austriaco, e secondo il memorialista Raffaello Barbiera il poeta Francesco Dall'Ongaro vi avrebbe affisso un cartello con la scritta Palazzo della Dieta Italiana. Nel 1916, in piena guerra, lo Stato italiano lo espropriò.

Il consiglio della redazione

Alzate gli occhi al balcone sulla piazza. Alla fine degli anni Venti Mussolini vi trasferì il proprio quartier generale politico e mise l'ufficio nella Sala del Mappamondo, quella del grande globo geografico; una tradizione molto diffusa durante il Ventennio voleva che la luce restasse sempre accesa, a significare che il capo del governo vegliava. Da quel balcone annunciò alla folla la proclamazione dell'Impero dopo la conquista dell'Etiopia, l'uscita dell'Italia dalla Società delle Nazioni e l'entrata nella seconda guerra mondiale. E nello stesso palazzo, nella notte fra il 24 e il 25 luglio 1943, il Gran consiglio del fascismo approvò l'ordine del giorno Grandi che portò alla caduta di Mussolini.

Esplora Roma

Tutto il comune: guida, luoghi, sapori ed eventi.