Dalla strada del Turchino non lo si vede, e non è un caso: il forte Geremia è coperto da un terrapieno inerbito che si confonde con la sommità del monte. Il genio militare del Regno d'Italia lo costruì così, verso la fine dell'Ottocento, a 806 metri di quota sull'anticima orientale del Bric Geremia (819 metri), a 7 km in linea d'aria dal mare, nel punto in cui convergono la val Cerusa, la valle del Leiro e la valle Stura.
Cosa vedere
Il forte è una caserma in pietra su due piani, in condizioni strutturali ancora discrete nonostante l'abbandono seguito alla seconda guerra mondiale. A un'estremità sporge la caponiera, la postazione che sorvegliava l'ingresso, il piazzale antistante e soprattutto la strada di accesso. La polveriera non sta nell'edificio ma dentro la montagna: fu ricavata nel monte Geremia e isolata da un'intercapedine ad anello, e una galleria-corridoio la collega ancora oggi alla caserma. Secondo gli studi la struttura poteva contenere più di cento uomini, con due cannoni da 9 BR/Ret e sei da 12 BR/Ret puntati sul vallone del Turchino e sulle alture dello Stura e del Vezzulla.
Il forte non lavorava da solo. Poco distante c'era la Batteria Aresci, oggi semidistrutta: le due opere erano circondate da un fossato notevole e collegate da una strada militare e da un telegrafo, che permettevano spostamenti e comunicazioni rapide. Il 28 gennaio 1914 la polveriera della batteria esplose, uccise alcuni soldati e danneggiò parte delle strutture; presidiata fino alla prima guerra mondiale, la Aresci fu poi abbandonata per mancanza di impiego bellico. Oggi se ne riconoscono il corpo di guardia e il piazzale antistante, con a fianco i posti delle postazioni di fuoco e della caserma.
La visita
Si arriva dalla strada provinciale del Faiallo, che passa lì accanto; dalla provinciale 456 del passo del Turchino, invece, il forte resta invisibile. Siamo nel comune di Masone, a ridosso del confine con Genova e Mele, che si spartiscono il versante meridionale e quello orientale del Bric. Dopo il restauro concluso nel 2012 l'edificio è centro visite e punto di sosta attrezzata del Parco naturale regionale del Beigua; da settembre 2016 lo gestisce un'associazione che lo usa come rifugio, con camerate, pranzo e cena e un calendario di eventi. Per dormire o mangiare conviene prenotare.
Il consiglio della redazione
Consigliamo di non fermarsi al piazzale ma di salire sul terrapieno: da lassù, e dalle finestre del forte, si apre il tratto di costa fra Voltri e Crevari e il versante orientale del massiccio del Beigua — è l'unico modo per capire davvero che cosa stava sorvegliando. E se volete vedere il forte per intero dall'esterno, guardatelo dal Bric del Dente o dal monte Giallo: la facciata principale è esposta a Ovest-Nord-Ovest e da lì si stacca netta.
