Chi percorre l'A12 fra Genova e Rapallo attraversa la valle del torrente Sori in pochi secondi, senza accorgersi di viaggiare a 105 metri dal fondovalle. Il viadotto che regge quella carreggiata è un pezzo di storia dell'ingegneria italiana: commissionato dalla Società Autostrade, progettato dagli ingegneri Silvano Zorzi e Sergio Tolaccia, costruito dall'impresa Mondelli. Qui il sistema Dywidag, con centinatura a sbalzo autoportante, venne impiegato per la prima volta in Italia; il tronco autostradale aprì al traffico il 18 dicembre 1966.
Cosa vedere
Il viadotto è lungo 393 metri e conta sei campate di luce variabile: le due maggiori misurano 100 metri, affiancate da due da 65 metri e, sul lato di Genova, da tre campate di accesso da 35 metri. È tutto in calcestruzzo armato. L'impalcato è unico per entrambe le carreggiate ed è largo 19,10 metri.
Le tre pile maggiori sono larghe 6 metri e profonde 14,55 metri. Da ciascuna partono due sbalzi di 35 metri, uno per lato, gettati con il metodo autoportante che evita di appoggiare impalcature a terra: una scelta decisiva quando il fondovalle è occupato dalle case o quando l'altezza è questa. Due sbalzi vicini vengono poi collegati da una trave prefabbricata di 30 metri, e prefabbricate sono anche le travi delle campate di accesso.
La visita
Non è un monumento da visitare: è un'infrastruttura in esercizio, e dall'autostrada non si vede nulla. Per guardarlo davvero bisogna stare sotto, risalendo la valle del torrente Sori dal paese verso l'entroterra, lungo le strade che portano alle frazioni alte. Da lì la mole delle pile e la sequenza degli sbalzi diventano leggibili, e si capisce perché quel sistema costruttivo fosse pensato per fondovalle stretti e già edificati.
Il consiglio della redazione
Se vi interessa il confronto, il gemello è a pochi chilometri: il viadotto di Nervi ha dimensioni e procedimento costruttivo identici a questo e si distingue solo per la lunghezza totale, avendo due campate di accesso invece di tre. Insieme ai viadotti Veilino e Bisagno formano il quartetto Dywidag del tronco Genova-Rapallo. Guardarne due nella stessa mattinata è il modo più rapido per capire quanto quella tecnica avesse cambiato il modo di attraversare le valli liguri.
