Il quadro che si venera qui è arrivato a Sori nella stiva di una nave. È una Madonna nera con il Bambino, olio su tavola di probabile fattura bizantina, acquistata in Oriente dal navigatore sorese Gerolamo Stagno durante uno dei suoi viaggi. Per custodirla, nel 1509 fu costruita una prima cappella lungo l'attuale via Sauli. La devozione crebbe in fretta grazie a due episodi che il paese ripete da secoli: davanti alla tavola la figlia del navigatore, sordomuta dalla nascita, avrebbe riacquistato la parola e l'udito; e nel 1584, dopo un'incursione di pirati che aveva spogliato il borgo, l'effigie, portata via con il resto del bottino, fu ritrovata sulla spiaggia di Sori.
Cosa vedere
L'edificio non è più quello del 1509. Per il primo centenario della fondazione, fra il 1608 e il 1610, maestranze locali ricostruirono la cappella; due secoli dopo, nel 1824, un restauro conservativo rimise mano alla fabbrica senza cambiarne l'impianto. Quello che si attraversa oggi è una chiesa ad aula unica con zona absidale piatta: niente transetto, niente navate laterali, una sola stanza allungata verso l'altare.
Le cappelle laterali non sporgono all'esterno, come accade nelle chiese più ambiziose, ma sono ricavate nello spessore delle murature: la pianta resta compatta e il perimetro non si complica. Al centro di tutto rimane la tavola mariana, la ragione per cui la cappella fu costruita e poi ricostruita.
La visita
Il santuario è in via Sauli, dentro il costruito di Sori, sul versante di levante del golfo Paradiso: si arriva dalla via Aurelia o dalla ferrovia costiera fra Genova e il Tigullio, poi a piedi. Gli orari non sono quelli di un museo: l'apertura segue le funzioni e la disponibilità della parrocchia, quindi conviene informarsi prima. All'interno non aspettatevi decorazioni sontuose, è una chiesa di paese e la sua misura è quella.
Il consiglio della redazione
Guardate la tavola da vicino, prima di ogni altra cosa: il fondo scuro e l'impianto frontale del volto raccontano una pittura di tradizione orientale, lontana dai modi della pittura ligure di quegli anni. Poi scendete verso la marina, dove la tradizione popolare colloca il ritrovamento dopo il saccheggio: dal santuario al mare sono pochi minuti a piedi, e la vicenda si capisce meglio guardandola da lì.
